Sbiancamento Dentale

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Sbiancamento Dentale


Il sorriso è il nostro biglietto da visita e spesso, proprio a causa di un colore non perfetto dei nostri denti e dello smalto dentale, sorridere può diventare un problema al punto da farci provare imbarazzo nelle occasioni pubbliche. Lo sbiancamento dentale – attività diversa dalla pulizia dei denti – è un trattamento cosmetico e conservativo che permette di recuperare il colore bianco dei denti sani.

Questo processo permette di degradare i cromogeni dentali (caffeina, teina, carotene), ossia i composti organici responsabili dei denti gialli o macchiati, recuperando un colore più chiaro.

Tecniche di sbiancamento dentale


Per ottenere dei buoni risultati e modificare il colore dei denti bisogna mettere da parte trattamenti sbiancanti improvvisati, metodi fai da te e soluzioni casalinghe che prevedono un uso non monitorato del bicarbonato di sodio o di agenti acidi come il limone. Anche le strips sbiancanti acquistate in farmacia che non aderiscono perfettamente alla superficie dei denti in tutti i punti, rischiano di determinare uno sbiancamento a macchie e non omogeneo.

Per proteggere le gengive e l’intero cavo orale, lo sbiancamento dei denti è un’operazione che deve essere eseguita con strumenti adeguati e competenze specifiche. Non fa male, non è un trattamento impegnativo, ma chiama in causa pro e contro che devono essere valutati da un dentista professionista. Anche per valutare la presenza di altre patologie.

Come fare lo sbiancamento dentale, le basi

Lo sbiancamento dei denti sfrutta i perossidi che può ossidare i legami chimici delle sostanze responsabili della colorazione dei denti. Questo processo con effetto sbiancante può coinvolgere sia denti vitali che denti necrotici e può essere effettuato sia nello studio odontoiatrico sia domiciliarmente, per mezzo di mascherine individualizzate da indossare durante la notte.

Le sedute di sbiancamento possono essere fatte anche a casa, ma sempre se monitorate periodicamente dal dentista che può intervenire in qualsiasi momento modificando la mascherina o con sedute specifiche alla poltrona per correggere eventuali disomogeneità. Tra le tecniche più utilizzate abbiamo:

Trattamento professionale alla poltrona

Rappresenta una metodica di sbiancamento utilizzata alla poltrona durante una seduta dal proprio dentista. Richiede breve durata e garantisce risultati evidenti per chi desidera un sorriso smagliante già dopo una sola seduta. È indicata per il trattamento delle pigmentazioni generalizzate delle arcate dentarie o limitate ad aree specifiche di uno o più elementi dentari, come in caso di alcuni tipi di fluorosi, e può essere monitorata dallo specialista per tutto il corso del trattamento. Ha inoltre il vantaggio di poter essere interrotto in qualsiasi momento.

In questi casi, dovendo utilizzare un’alta concentrazione (quindi una presenza più elevata) di perossido di carbamide per ottenere uno sbiancamento efficace e denti bianchi in meno di 30 minuti, è opportuno isolare la gengiva con una diga fluida che viene applicata sulle gengive e che si solidifica con la luce.

Il trattamento alla poltrona può avvalersi della fotoattivazione con luce alogena, lampada a LED o laser e del metodo termocatalitico. Uno studio recente, condotto sulla variazione di temperatura intrapulpare associata a sbiancamento eseguito con perossido di idrogeno (che produce radicali liberi) al 35%, ha messo in luce che l’attivazione Nd:YAG laser provoca il maggior innalzamento di temperatura (4,325°C).

Facendo riferimento ai risultati di un altro studio relativo agli effetti della variazione termica sulla polpa e quindi sul nervo del dente, è stato dimostrato che un incremento di 5,6°C può causare danni irreversibili (necrosi nel 15% dei casi). Per tale motivo l’utilizzo di fonti che generano calore per accelerare lo sbiancamento è sconsigliabile.

Sbiancamento domiciliare

È la procedura di sbiancamento più comunemente riservata ai pazienti, sotto la costante supervisione dello specialista perché va oltre il classico uso dei dentifrici sbiancanti. La pratica metodica di questa tecnica si avvale di mascherine individuali in silicone morbido che il paziente riempie con un gel sbiancante di perossido di carbammide al 10% (concentrazione approvata dall’ADA che ne garantisce l’uso sicuro ed efficace), generalmente indossate durante le ore notturne – per circa 6 notti – preferibilmente non consecutive, per evitare l’insorgenza di spiacevoli sensibilità dentali.

Questa tecnica anche vista la bassa concentrazione di perossido di carbamide – al 10% contro il 35 % utilizzato nel trattamento alla poltrona – è sicuramente quella più conservativa per i denti, perché riduce moltissimo tutti i possibili effetti collaterali ed è la più stabile nel tempo.

Caso di sbiancamento domiciliare con mascherine: situazione iniziale
Caso di sbiancamento domiciliare con mascherine: arcata inferiore dopo due notti test di sbiancamento

Sbiancamento dei denti non vitali

Spesso dopo aver devitalizzato un elemento possiamo trovarci di fronte a un dente che, con il tempo, cambia colore e diventa più scuro (dente grigio o nero). Se la devitalizzazione è eseguita correttamente attraverso l’uso di un microscopio e l’utilizzo dei materiali più moderni questo non avviene mai. Un elemento può anche diventare scuro in seguito ad un trauma senza necessariamente perdere la vitalità.

In termini semplici il dente diventa scuro a causa di uno stravaso o di residui di sangue al suo interno, un po’ come il livido su un ginocchio dopo un brutto colpo. Le pigmentazioni sono dovute principalmente a emorragia pulpare, incompleta rimozione del tessuto necrotico (quando cioè non viene pulito correttamente l’interno del dente e si lasciano residui di tessuto e quindi di sangue che pigmentano il dente) e uso di materiali per il riempimento canalare a base di eugenolo o sali d’argento.

Dopo aver rimosso i materiali da otturazione endodontica dalla camera pulpare e aver allestito una accorta protezione della guttaperca – quindi dei canali in comunicazione con l’osso con materiali adesivi (cemento vetro-ionomerico) posti 1-2 mm apicalmente al margine gengivale libero – può essere alloggiato all’interno del dente l’agente sbiancante capace di diffondersi all’interno dei tubuli dentinali ossidando e sbiancando i pigmenti presenti.

È importante verificare la presenza di eventuali residui di tessuto nella camera pulpare che devono essere attentamente rimossi, onde evitare la formazione di macchie a terapia terminata. Lo sbiancamento intracoronale è definito walking bleach (l’agente sbiancante è lasciato in situ per alcuni giorni) ed è attualmente considerato il metodo di elezione in quanto richiede minor tempo alla poltrona. È più sicuro, è più confortevole per il paziente ed è il più efficace in caso di denti non vitali.

Costo sbiancamento dentale


Il costo di uno sbiancamento dentale ad entrambe le arcate oscilla dai 400 agli 800 euro anche in relazione alla regione italiana in cui viene eseguito. Quanto costa, invece, dello sbiancamento di un singolo dente non vitale può variare dai 300 ai 600 euro e prevede l’inserimento di perossido di idrogeno o di carbamide ad alte concentrazioni all’interno del dente, dopo aver protetto la guttaperca (il materiale con cui vengono otturati i canali quando si devitalizza il dente).

Effetti collaterali dello sbiancamento dentale

Gli effetti collaterali dello sbiancamento dentale o dentario sono tutti generalmente transitori. L’effetto collaterale più frequente, riscontrabile nei 2/3 dei pazienti sottoposti a sbiancamento dei denti vitali, è un aumento transitorio lieve o moderato della sensibilità dentale.

Questa sensibilità si può facilmente controllare dilazionando nel tempo le sedute di sbiancamento, riducendo il tempo delle sedute e nell’immediato mediante l’applicazione di dentifrici o gel ricchi di fluoro per denti sensibili. Inserendo il gel sbiancante per denti sensibili nella mascherina da sbiancamento e applicandola sui denti, già dopo pochi minuti si ha un miglioramento significativo della sensibilità dentale.

Effetti indesiderati? Questa sensibilità aumenta considerevolmente se il paziente ha delle recessioni o le radici scoperte anche a causa di uno spazzolamento scorretto. In ogni caso la sensibilità, per quanto accentuata, termina alla fine del trattamento.

Altro effetto collaterale può essere un’irritazione dei tessuti molli soprattutto nelle sedute alla poltrona, dove per raggiungere il risultato in pochi minuti si utilizzano alte concentrazioni di perossido. Clinicamente si può evidenziare una gengiva bianca o una gengiva viola e rossastra. In ogni caso tutto ciò tende a risolversi in tempi rapidi senza lasciare danni permanenti. È possibile, nei giorni successivi al trattamento, avere lievi alterazioni del gusto e avvertire la sensazione di un gusto metallico dopo lo sbiancamento e per alcune ore.

Un potenziale danno pulpare per alcuni pazienti è riscontrabile quando si utilizzano, in corso di trattamento sbiancante con perossido di idrogeno, sorgenti che attivano il principio attivo e accelerano il processo come le lampade a luce alogena, a luci led e il Laser. Le sorgenti di attivazione che generano calore possono indurre espansione del fluido contenuto nei tubuli dentinali, determinando iperemia pulpare ed ipersensibilità post sbiancamento.

Per questo motivo si preferisce lo sbiancamento con mascherine, sicuramente più lento a raggiungere il risultato (dato che sono necessarie sempre almeno 6 notti ad arcata) ma nel contempo sicuramente più conservativo nei confronti del dente e con meno effetti collaterali vista la concentrazione di perossido di carbamide al 10%.

Quanto dura lo sbiancamento?

Bisogna precisare che il risultato ottenuto da uno sbiancamento dentale non è stabile nel tempo. Dopo circa 3 anni si può perdere anche fino al 50 % del risultato ottenuto. Nel caso però in cui si è utilizzata una tecnica domiciliare di sbiancamento mediante mascherine basterà chiedere al proprio dentista una siringa di gel ed il più delle volte sarà sufficiente una sola notte per riprendere lo sbiancamento e quindi il risultato ottenuto all’inizio del trattamento, applicando semplicemente la mascherina con il gel durante la notte.

Sbiancamento e faccette in ceramica

Nel caso di denti vitali in cui si voglia cambiare anche la forma dei denti oltre che cambiarne il colore per eliminare le macchie superficiali, bisogna ricorrere alle faccette in ceramica o meglio ancora in disilicato di litio. Il disilicato di litio oggi può essere ridotto allo spessore di soli 0,2 mm.

Per cui, assottigliando la porzione esterna del dente di soli 0,2mm – utilizzando per ovvi motivi un microscopio ottico – è possibile applicare una faccetta dello spessore di una lente a contatto cambiando oltre che il colore e la tessitura di superficie anche la forma e rendendolo ad esempio l’elemento dentario più lungo se le esigenze estetiche lo richiedono.

Nel caso di un singolo dente non vitale invece la soluzione di una faccetta in ceramica è sempre esteticamente più soddisfacente. Spesso in questi casi si preferisce una faccetta che avvolge interamente il dente (full veneers) per rendere più solido l’elemento.

Lo sbiancamento di un dente non vitale e scuro non è mai predicibile e soprattutto non permette quasi mai il raggiungimento di un risultato estetico perfetto. Ad un occhio esperto sarà quasi sempre possibile evidenziare le differenze. Questo il motivo per preferire una faccetta in tali casi.

Sbiancamento denti prima e dopo: due casi

Non c’è modo migliore per valutare l’efficacia dello sbiancamento dei denti professionale: mostrare dei casi clinici, delle foto con un prima e dopo per mostrare il lavoro delle sostanze che permettono di recuperare il colore originale dei denti e smacchiare lo smalto. Eliminando così macchie gialle e marroni, inestetismi e aloni dovuti a diversi fattori. Come il fumo delle sigarette, il caffè, il the e una scarsa igiene orale.

Sbiancamento domiciliare della sola arcata superiore

In questo caso abbiamo lavorato sullo sbiancamento domiciliare della sola arcata superiore con perossido di carbammide al 15%. Dopo le prime 3 notti già si è notato il miglioramento cromatico. Dalle foto puoi notare la differenza, il prima è dopo è evidente in questo caso.

Ecco perché la paziente, soddisfatta del risultato conseguito, ha effettuato il medesimo trattamento all’arcata mandibolare. In questo modo ha ottenuto un risultato omogeneo con un colore naturale.

Caso di sbiancamento di un dente non vitale

Non sempre lo sbiancamento dei denti riguarda un problema legato al fumo, cibi o bevande. Spesso ci occupiamo di pazienti che vogliono ritrovare il colore originale dei denti non vitali. Ecco, ad esempio, un trattato che prevede sbiancamento professionale alla poltrona (miscela di perborato di sodio mono-idrato e perossido di idrogeno al 35%) e sbiancamento intracoronale walking bleach (perossido di carbammide al 30%).

Questo lavoro può portare buoni risultati come mostra anche l’immagine che mette a confronto il prima e il dopo. Il risultato in questi casi non è mai predicibile e la soluzione in assoluto con il rendimento estetico maggiore è sempre, come è stato già detto, una faccetta in ceramica.

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Autore Fabio Cozzolino


Odontoiatra implantologo e parodontologo iscritto all’ordine il 23/06/1997, con N° TO 1968. Autore di articoli su riviste scientifiche, di un Atlante di ortodonzia invisibile con la dottssa Mariniello e lecturer al Master Internazionale di II livello dell’Università degli Studi di Siena.


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