Blog / Parodontologia / Rimuovere il tartaro nero e bianco
30 gennaio 2017

Uno dei problemi riscontrati con maggior frequenza tra i pazienti di uno studio dentistico è la necessità di risolvere problemi legati al come rimuovere il tartaro nero e bianco, un aspetto che può influenzare profondamente la salute dei denti.

A prescindere dalla differenza di colore, questo deposito dovuto alla placca batterica deve essere risolto nel miglior modo possibile: lasciare che il tartaro si addensi sui denti può portare a gravi problemi in termini di carie, mal di denti, ascessi e perfino parodontite (anche nota come piorrea). Ecco perché abbiamo deciso di affrontare con profondità questo argomento.

Cos’è il tartaro

Il tartaro è la mineralizzazione della placca batterica, una specie di pellicola appiccicosa formata da batteri, cellule morte e residui di cibo che si deposita sui denti.

 Scopri di più sulla parodontite

 

Se la placca non viene rimossa con una corretta igiene orale quotidiana, comincia a calcificare e nel giro di poco tempo si trasforma in tartaro che è strettamente attaccato ai denti. Di conseguenza è molto più difficile da rimuovere da soli rispetto alla placca batterica.

Già solo dopo 8 ore la placca comincia a calcificare per cui non devono mai passare 8 ore tra uno spazzolamento e l’altro. Di solito si tende a dividere il tartaro in sopragengivale e sottogengivale, quest’ultimo si riconosce perché si forma nel solco gengivale, in profondità, e restituisce un colore rosso ai tessuti molli dovuto all’edema e all’infiammazione che si scaturisce.

Per evitare la formazione del tartaro è quindi necessario utilizzare frequentemente il filo interdentale e lavarsi i denti almeno 3 volte al giorno. I residui di placca possono risultare difficili da eliminare da soli con lo spazzolino già dopo 7 ore.

Di cosa è composto il tartaro

Come abbiamo detto il tartaro è un insieme di composti minerali formato dall’80% circa di sali inorganici, come il fosforo, il calcio e il sodio, e per il restante 20% da altre sostanza. Ci sono due componenti fondamentali del tartaro: la parte inorganica, costituita in gran parte da fosfato tricalcico, e quella organica determinata dai batteri che sono causa di carie e parodontite. Questa miscela fa in modo che si solidifichi intorno ai denti provocando i disturbi che elencheremo a breve.

Sopragengivale e sottogengivale

Come accennato nell’introduzione, i depositi di tartaro possono essere di due tipi: sopragengivale e sottogengivale.

Il tartaro sopragengivale si presenta come delle piccole incrostazioni bianche o giallastre che ricoprono la superficie del dente e circondano l’orlo gengivale.

Il tartaro sottogengivale non può essere tenuto sotto controllo da soli ed è molto più pericoloso perché trovandosi al di sotto della gengiva non è visibile ad occhio nudo ed è tra le principali cause della formazione delle tasche gengivali e della parodontite.

Il tartaro sottogengivale è molto spesso causa di alitosi.

Se non ci sottopone per anni a sedute di ablazione del tartaro o ancora più frequentemente se queste ultime sono eseguite solo sopragengiva (la pulizia correttamente eseguita non lascia tartaro sottogengivale e crea un discreto fastidio al paziente) il tartaro sotto gengiva calcifica sempre di più al punto che è possibile vederlo anche con la radiografia.

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Tartaro visibile in radiografia

 Quindi, per rispondere alle domande di molti pazienti: la pulizia sottogengivale è dolorosa? Sì, non è insopportabile la sensazione ma è necessaria per avere il miglior risultato possibile. In questo modo l’ablazione del tartaro diventa parte integrante della cura.

Colore del tartaro: bianco e nero

Il colore del tartaro è variabile e va dal bianco giallo, al marrone fino ad arrivare al nero. Di solito la colorazione marrone del tartaro deriva dagli stessi pigmenti che macchiano i denti, come il tabacco, il caffè o il vino.

Colletto di tartaro, colore nero

 Il tartaro nero è quello sottogengivale e il suo colore dipende dall’ossidazione dell’emoglobina contenuta nel sangue perso a causa della gengivite che spesso accompagna i depositi di tartaro. Il tartaro diventa nero dopo diversi anni.

Come si forma tartaro: cause, sintomi

La causa principale della formazione del tartaro è la cattiva o scorretta igiene orale. Ci sono alcuni fattori che possono facilitare o accelerare il processo di mineralizzazione della placca batterica, ad esempio i denti storti.

Quelli che soffrono di questo problema hanno maggiori difficoltà a pulire da soli efficacemente gli spazi tra i denti vicini, di conseguenza è molto facile che nel giro di un po’ di tempo venga a formarsi del tartaro.

Le alterazioni della saliva possono incidere sul processo di creazione del tartaro. La saliva infatti svolge una prima azione di pulizia del cavo orale, contrastando il depositarsi della placca batterica sui denti. Se la salivazione diminuisce e con essa la sua azione detergente, ad esempio a causa di alcune malattie metaboliche o per l’abuso di sostanze stupefacenti, allora diventa più difficile tenere sotto controllo da soli la formazione della placca e c’è più probabilità che vengano a formarsi depositi di tartaro.

Anche il ph e la composizione della saliva possono facilitare e accelerare lo sviluppo del tartaro.

Quali possono essere i sintomi del tartaro? In realtà il rischio è proprio quello di sottovalutare il problema fin quando non è troppo tardi: a parte l’aspetto estetico, non esistono sintomi del tartaro fin quando non nascono le patologie correlate che vedremo nel prossimo paragrafo. Nei casi di eccessiva formazione di tartaro è possibile avere dolori e fastidi dovuti all’infiammazione delle gengive.

Malattie dei denti e presenza di tartaro

La formazione del tartaro sui denti può avere diverse conseguenze sulla salute della bocca. Basti pensare che malattie come la carie, le gengiviti e la parodontite sono legate alla presenza delle placca e del tartaro nel cavo orale soprattutto sottogengiva.

Carie

La carie è sicuramente una delle malattie del cavo orale più diffuse in ambito odontoiatrico ed è collegata alla presenza del tartaro e dei batteri nella bocca. Il processo carioso infatti è opera dell’azione di alcuni tipi di batteri presenti nella bocca e che trovano nella placca e nel tartaro l’ambiente ideale per riprodursi.

La carie inizia a formarsi sotto la placca, i batteri con il tempo riescono a perforare lo smalto per poi arrivare alla dentina e alla polpa del dente con il rischio di compromettere la salute del dente causando parodontite apicale, ascessi, granulomi o cisti.

Per curare un dente dalla carie il dentista procede alla pulizia della parte interessata e all’otturazione con l’obiettivo di riempire le cavità dei denti cariati dovute all’azione dei batteri. Dato che il colorito può trarre in inganno, spesso ci chiedono come distinguere il tartaro dalla carie.

In realtà solo un’accurata visita del dentista può sciogliere questo dubbio: ogni valutazione casalinga è per forza di cose approssimativa. Un’esatta valutazione la può fare solo l’odontoiatra attraverso l’uso di uno specillo. Se quest’ultimo penetra all’interno della macchia nera impoegnandosi e dimostrando quindi un aperdita di tessuto dentario, si tratta di una carie.

Infiammazione delle gengive

Il tartaro attaccato intorno ai denti sicuramente prima o poi provocherà un’infiammazione del margine della gengiva che se trascurata può estendersi fino ai tessuti più profondi. I sintomi delle gengive infiammate sono abbastanza semplici da individuare, si presentano con rossore, gonfiore e sanguinamento.

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Se la placca batterica e il tartaro che hanno infiammato le gengive vengono eliminati tempestivamente e in modo accurato, l’infiammazione e il sanguinamento spariscono nel giro di pochi giorni.  

Invece se l’infiammazione viene trascurata, magari pensando di risolvere il problema da soli, aumenta la possibilità di sviluppare con il tempo la gengivite dovuta alla presenza di placca sotto gengivale. Guarire da una gengivite è molto semplice, si procede prima eliminando in modo professionale l’accumulo di tartaro e poi seguendo una cura farmacologica fino alla scomparsa del problema.

Sottovalutare un’infiammazione e lasciare che si estenda può portare a problematiche più gravi e complesse da trattare, come la parodontite.

Parodontite

Tasca infraossea

Tasca infraossea

La piorrea è una malattia infiammatoria che porta alla distruzione dei tessuti di sostegno del dente. Se non curatala parodontite è una delle principali cause della caduta dei denti colpiti dalla malattia.Questo può avere ripercussioni non solo sulla salute funzionale della bocca, ma anche sull’estetica del sorriso e sui rapporti interpersonali.

Una delle principali cause dell’insorgere della malattia parodontale è proprio la presenza della placca e del tartaro sottogengivale che favoriscono la proliferazione dei batteri all’interno delle tasche gengivali e la distruzione delle cellule deputate alla riproduzione ossea.

Per curare la piorrea la prima cosa da fare è sottoporsi a sedute di ablazione del tartaro, curettage gengivale e levigatura delle radici in modo da eliminare totalmente la presenza dei batteri. Non è invece possibile curare la parodontite da soli con rimedi alternativi.

Per prevenire l’insorgere della malattia, oltre a una corretta igiene orale a casa da soli, è importante fare una periodica pulizia dei denti professionale per rimuove del tutto la placca e il tartaro presenti sui denti. Oggi con l’aiuto dei manipoli sonici la rimozione del tartaro è possibile in modo molto più performante.

Alitosi

Anche se non è paragonabile alle patologie precedenti, anche l’alitosi può essere causata dal tartaro. Di conseguenza, una corretta prevenzione (e una cura nei casi più avanzati) può prevenire l’insorgere di questa spiacevole situazione che può portare ansia e imbarazzo nelle situazioni pubbliche.

Come eliminare il tartaro

Molte persone osservano i propri denti senza fare attenzione ai punti più nascosti in cui solitamente si forma il tartaro, cioè nella parte interna (linguale) degli incisivi inferiori. All’improvviso ti ci trovi a guardare e ti accorgi che c’è del tartaro nero. Se questa cosa ti è successa nonostante tu faccia pulizie dei denti regolarmente, significa che non è stata prestata la dovuta attenzione nel processo di pulizia professionale. 

Il modo per togliere efficacemente il tartaro dai denti è sottoporsi a sedute di ablazione del tartaro o detartrasi, che consiste nell’eliminazione meccanica del tartaro sopragengivale e sottogengivale con appositi strumenti odontoiatrici. Gli unici abilitati ad effettuare l’ablazione del tartaro sono l’odontoiatra e l’igienista dentale. Scopri come sceglierli.

Spesso, infatti, si parla di rimuovere il tartaro dai denti a casa o con metodi fai da te. Tutte queste soluzioni sono da evitare: potrebbero portare dei danni seri ai denti, o comunque non avrebbero alcun beneficio.

In caso di pazienti affetti da parodontite è opportuno sottoporsi alle sedute di detartrasi da un parodontologo in quanto la reale efficacia di una seduta di ablazione del tartaro dipende esclusivamente dall’operatore.

Sensibilità dei denti e tartaro

Dopo essersi sottoposti a pulizia dentale professionale, molti pazienti accusano maggiore sensibilità e mobilità dei denti, questa è una reazione assolutamente normale che tende a sparire nel giro di pochi giorni.

Il tartaro infatti nel tempo crea una copertura che agisce come una sorta di isolante termico che rende il dente meno sensibile al caldo o al freddo. Rimuovendo gli accumuli di tartaro il paziente avvertirà maggiormente gli stimoli termici.

Tartaro ai denti: prima e dopo

A volte la differenza tra il prima e il dopo una cura può essere apprezzato solo con una buona raccolta di immagini. Qui abbiamo selezionato alcune foto per illustrare l’efficacia di una buona pulizia dal tartaro: in questi casi i benefici in termini di salute del paziente si incontrano con l’estetica di un bel sorriso.

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Come evitare formazione del tartaro

Il miglior modo per prevenire la formazione della placca batterica e del tartaro è sicuramente mettere in pratica ogni giorno da soli le buone norme di igiene orale.

Ovvero lavarsi i denti dopo i pasti e utilizzare sempre il filo interdentale per eliminare eventuali i residui di cibo rimasti nelle zone più difficili da raggiungere con lo spazzolino e soprattutto usare l’idropulsore o doccetta intraorale (che oggi esiste anche in versione portatile) per eliminare ogni residuo di cibo.

Ulteriori accorgimenti, da affiancare alla pulizia del cavo orale quotidiana, per ridurre l’accumulo di placca possono essere quelli di eliminare le cattive abitudini come il fumo, diminuire l’assunzione di cibi altamente zuccherati e bere molta acqua durante i pasti.

 

Eliminare tartaro con rimedi naturali

Non è assolutamente possibile eliminare il tartaro da soli con rimedi naturali fai da te, neanche cercando soluzioni fantasiose per ammorbidire la sedimentazione intorno ai denti. L’unico modo per rimuovere gli accumuli di placca mineralizzati è andare dal proprio dentista e sottoporsi a detartrasi.

Fatta questa doverosa premessa, vediamo quali sono i metodi fai da te da affiancare all’uso dello spazzolino e del filo interdentale che possono aiutare a mantenere una bocca pulita.

Forse non tutti sanno che ci sono particolari alimenti, in special modo frutta e verdura crude come sedano, carote e mele che grazie alle loro proprietà benefiche e per l’alto contenuto di fibre aiutano ad auto detergere e pulire i denti. Il mirtillo ad esempio rilascia antiossidanti che combattono i batteri responsabili della carie, mentre il tè verde è ricco di catechine, con proprietà antibatteriche che aiuta a controllare le infiammazioni gengivali, infine le cipolle hanno proprietà antibatteriche legate a un composto a base di zolfo che distrugge i batteri presenti nel cavo orale.

Alcuni consigliano anche di effettuare sciacqui con olio di girasole o di sesamo per eliminare tossine presenti nel cavo orale e con acqua ossigenata e bicarbonato che aiuterebbero a pulire i denti e prevenire l’acidità.

Contattaci per qualsiasi dubbio.

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Rimuovere il tartaro nero e bianco ultima modifica: 2017-01-30T09:25:04+00:00 da

Autore:

Odontoiatra implantologo e parodontologo iscritto all’ordine il 23/06/1997, con N° TO 1968, membro di SIdP (Società Italiana di Parodontologia), ITI (International Team for Implantology) e SIO (Società Italiana di Implantologia Osteointegrata).
  1. 2 febbraio 2016

    Salve dottore, mi sono appena accorta che ho il tartaro nella parte interna dei denti incisivi inferiori. Che orribile scoperta! Eppure faccio regolarmente la pulizia dei denti. Possibile che il mio dentista non ci abbia guardato?

    • La placca impiega poco tempo per cominciare a calcificare e a trasformarsi in tartaro (quello che vede bianco) , per questo non devono mai passare 8 ore tra uno spazzolamento e l’altro.

      Per evitare la formazione del tartaro: utilizzare frequentemente il filo interdentale e lavarsi i denti almeno 3 volte al giorno. I residui di placca possono essere difficili da eliminare con lo spazzolino già solo dopo 7 ore.

      Il tartaro nero invece è quello sottogengivale e il suo colore dipende dall’ossidazione dell’emoglobina contenuta nel sangue perso a causa della gengivite che spesso accompagna i depositi di tartaro. Il tartaro diventa nero dopo diversi anni.

      Per capire se le pulizie dei denti sono state eseguite correttamente bisogna eseguire delle radiografie.
      Il tartaro infatti negli anni calcifica sempre di più al punto che è possibile osservarlo anche radiograficamente.
      Può trovare maggiori informazioni quì : https://www.studiodentisticocozzolino.it/parodontologia/

  2. 10 marzo 2016

    Esiste un modo per eliminare il tartaro definitivamente senza dover più andare dal dentista? Mi spiego meglio, ci sono accortezze da tenere per impedire al tartaro di formarsi o è proprio una cosa inevitabile?

    • 14 giugno 2016

      La placca impiega poco tempo per cominciare a calcificare e a trasformarsi in tartaro, per questo non devono mai passare 8 ore tra uno spazzolamento e l’altro.

      Per evitare la formazione del tartaro: utilizzare frequentemente il filo interdentale e lavarsi i denti almeno 3 volte al giorno. Meglio 4 volte in quanto se spazzola i denti mattina pomeriggio e sera tra la sera e la mattina passano 12 ore e non tutta la placca sarà piu’ rimovibile con lo spazzolino la mattina successiva.

      Nei pazienti parodontopatici è importante usare anche l’idropulsore dopo ogni spazzolamento

  3. 10 marzo 2016

    Ho sentito dire che chi ha i denti larghi sviluppa meno tartaro rispetto a chi non ha fessure tra i denti. È vero che il tartaro si forma più difficilmente quando hai maggiore spazio tra un dente e l’altro?

    • 14 giugno 2016

      Dipende. Ad esempio nelle zone posteriori la mancanza di un punto di contatto e quindi uno spazio tra i denti crea intasamento alimentare con notevole aumento di accumulo di placca e tartaro e conseguenti carie e perdita di osso di supporto tra dente e dente.
      Se lo spazio tra un dente e l’altro invece tra i molari è superiore ai due millimetri allora non si ha intasamento alimentare e migliora la possibilità di pulire i denti.
      Spesso i denti larghi creano problemi di altra natura.

  4. 11 marzo 2016

    Il tartaro si forma comunque, per quanto possiamo saper usare lo spazzolino. L’uso frequente di colluttorio e filo interdentale può rallentare il processo di formazione del tartaro, ma purtroppo è inevitabile, quindi la pulizia dei denti va fatta periodicamente.

    Per rispondere anche a Raffaele, i denti storti possono aumentare la probabilità che si formi il tartaro, semplicemente perché talvolta i disallineamenti dentali rendono più difficile spazzolare i denti nel modo corretto. Allo stesso tempo i denti larghi, possono essere meno belli da vedere, ma al contempo più facili da pulire.

  5. 20 maggio 2016

    Salve! Ancora una domanda: ma come si puliscono i denti in modo da evitare che si formi il tartaro? Di solito si forma nei denti anteriori, dietro. Qual è la tecnica migliore per eliminare il tartaro sul nascere con una corretta pulizia dei denti? E quale spazzolino consiglia?

    • 14 giugno 2016

      Buonasera Giovanni, per lo spazzolamento può guardare le risposte precedenti.
      Aggiungo che lo spazzolino deve essere a setole medie e testina piccola per poter accedere ai vari distretti del cavo orale e che la pulizia dei denti deve essere eseguita a seconda dei casi da una volta ogni sei mesi a una volta ogni 3 mesi.

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