Mai più paura di perdere i denti per la piorrea.
Cosa sapere sulla parodontite: significato, casi clinici

La parodontite (piorrea) è una malattia infiammatoria di origine batterica che colpisce il parodonto, i tessuti di supporto dei denti. Se non trattata da un parodontologo, questo disturbo può portare alla perdita di osso e gengiva fino alla mobilità dentale e, nei casi più gravi, alla perdita dei denti stessi.
La principale causa della parodontite è l’accumulo di placca dentale, sostanza bianca e appiccicosa composta da batteri e residui di cibo che formano una pellicola che calcifica e si trasforma in tartaro. La parodontite (piorrea) è una malattia infiammatoria di origine batterica che colpisce il parodonto, i tessuti di supporto dei denti. Se non trattata da un parodontologo, questo disturbo può portare alla perdita di osso e gengiva fino alla mobilità dentale e, nei casi più gravi, alla perdita dei denti stessi.

Fattori di rischio
Diversi fattori aumentano il rischio
di parodontite: fumo, diabete, cambiamenti
ormonali e predisposizione genetica del paziente.

Sintomi principali
Gengive gonfie, arrossate e sanguinanti
durante spazzolamento o uso del filo, ritiro gengivale, alito cattivo sono sintomi di parodontite.

Come si cura
La rimozione di tutta la placca e il tartaro sotto gengiva blocca ogni parodontite. Per i casi più gravi, può essere necessario l’intervento chirurgico.
La parodontite si può curare?
Se soffri di gengivite da molto tempo, è possibile che questa degeneri in parodontite. Questa patologia ha alla base una predisposizione genetica, quindi non sempre la gengivite degenera in parodontite (anche detta piorrea). Hai paura di perdere i denti?
Hai le gengive gonfie e sanguinanti da molto tempo e non vuoi arrivare a sostituire i tuoi denti con un impianto dentale, devi immediatamente contattare un parodontologo professionale.
Quando i denti cominciano a muoversi bisogna contattare un dentista esperto in parodontologia, inutile cercare cure o rimedi per la gengivite. Le tasche parodontali si fanno più evidenti e diventa difficile recuperare.
Una pulizia dei denti sbagliata non riesce a rimuovere in modo completo il tartaro sotto-gengivale, provocando infiammazione alle gengive con il loro conseguente abbassamento.
Favorendo di fatto la parodontite. Per questo motivo anche la semplice pulizia deve essere eseguita dalle mani esperte di un parodontologo. Anche nei casi più gravi la parodontite è curabile.
Non è vero che si tratta di un processo irreversibile e che porta alla perdita dei denti e al successivo impianto. La cura della parodontite non è l’implantologia, ma è fondamentale sottoporsi al parere di uno specialista in quanto è possibile salvare i tuoi denti. Evitando di perderli.
Un paziente che ha perso i denti per parodontite avrà sicuramente problemi anche agli impianti dentali qualora non si sottoponesse al parere di un parodontologo. Nei casi di parodontite avanzata più grave possono essere necessari interventi di curettage gengivale e chirurgici per eliminare las tasche parodontali. La cura della parodontite varia in base alla gravità.
Voglio risolvere definitivamente la mia parodontite
Supera ansia e imbarazzo quando sorridi.
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Sono paziente dello studio da molti anni, a seguito di una diagnosi di parodontite aggressiva. Non conoscendo nella città in cui vivo (Potenza) uno studio che mi desse fiducia, mi sono affidato al passaparola. Ed è così che sono giunto allo studio del Dott. Cozzolino.
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Ho sempre avuto paura dei dentisti. Un altro dentista mi aveva diagnosticato una parodontite, ma qui ho scoperto che il problema era legato a uno spazzolamento scorretto. Seguendo i loro consigli, oggi le gengive sono stabili e la situazione è nettamente migliorata.
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Per diversi anni ho sofferto di sanguinamento alle gengive senza che nessun dentista riuscisse a risolvere il problema. Grazie a quattro sedute con il Dottore, ho risolto tutto: niente più sanguinamenti, gengive sane e stop alla recessione. È stato come un sogno!
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Mi sono rivolta allo studio per una parodontite piuttosto seria e poi, a seguito di un incidente in bici in cui rischiavo di perdere gli incisivi anteriori. In entrambi i casi ho trovato una risposta al problema. Ora la parodontite è sotto controllo e gli incisivi sono al loro posto, belli saldi.
Chi cura la parodontite?
La parodontite viene curata da un dentista esperto nel trattamento di questa condizione patologica dell’area nota come parodonto. Presso lo Studio Dentistico Cozzolino, i trattamenti per curare la parodontite – sia quelli chirurgici che le cura non invasive e senza punti di sutura o incisioni – sono effettuate dal dott. Fabio Cozzolino, parodontologo ed esperto di implantologia.
Cos’è la parodontite e come si sviluppa
La parodontite – detta anche piorrea dal al greco antico pyon (pus) e rhein (scorrere) che significa scolo di pus – è un’infiammazione degenerativa delle gengive che determina la distruzione dei tessuti di supporto del dente:
- Osso.
- Gengiva.
- Cemento.
- Legamento parodontale.
La parodontologia è quella branca dell’odontoiatria che si occupa di prevenzione, diagnosi e soluzione delle patologie a carico dei tessuti di sostegno del dente come gengive e osso. Queste patologie infiammatorie e degenerative, comunemente denominate piorrea o parodontite, se lasciate incurate, portano alla successiva distruzione dei tessuti circostanti i denti e infine alla perdita di quest’ultimi.
Se trascuri l’igiene orale, i batteri formano la placca dentale, uno strato bianco e appiccicoso. Le tossine portano alla gengivite che si manifesta con gengive che sanguinano quando si spazzolano i denti: se dura a lungo, in soggetti predisposti, l’infiammazione può estendersi dalle gengive all’apparato parodontale (fino alla parodontite acuta) e può distruggere le fibre parodontali e l’osso alveolare che sorregge i denti.
Questa è una malattia che si manifesta con una perdita dei tessuti (osso e gengiva) che sostengono il dente. Non sempre si ha una chiara percezione della perdita di osso che sta avvenendo intorno ai denti. Infatti, man mano che si sviluppa una forma di parodontite grave attorno ai denti la gengiva si infiamma e si gonfia visibilmente.


Per tale motivo non vediamo subito abbassarsi la gengiva attorno ai denti; man mano che l’osso si ritira, la gengiva si gonfia e all’esterno il livello gengivale sembra sempre lo stesso. L’unico elemento che possiamo osservare che ci deve mettere in allarme è una gengiva rossa, un po’ tumefatta e sanguinante allo spazzolamento. Qui abbiamo alcuni casi con immagini della parodontite che intacca le arcate superiori e inferiori.
Quali fattori favoriscono la parodontite?
La vera causa della parodontite è sempre batterica e per questo dovuta all’accumulo di placca che poi calcifica e diventa tartaro. Esistono poi dei fattori di rischio che favoriscono la parodontite e i problemi parodontali. Infatti la parodontite è un’infiammazione che trova collegamenti con scarsa igiene orale, malattie sistemiche come diabete, cardiopatia e problemi in gravidanza.
Fumo
I forti fumatori (10 e più sigarette per giorno) hanno un rischio più elevato di contrarre un’infezione parodontale rispetto ai non-fumatori. Specialmente il tabacco, a causa del catrame dovuto alla combustione della sigaretta, è un fattore di rischio importante. La parodontite nei fumatori avanza più velocemente e ha un decorso più aggressivo e refrattario alle cure.
I migliori parodontologi sconsigliano le sigarette. Nei fumatori, anche in caso di tasche parodontali attive, le gengive possono non sanguinare e il fumo maschera il sintomo del sanguinamento gengivale. Il dolore non sempre è presente. Spesso i pazienti hanno una sensazione di malessere alle gengive, ma non un dolore specifico. Oggi esistono farmaci di nuova generazione come il Recigar per smettere di fumare.
Predisposizione genetica
Alcuni soffrono di malattia parodontale nonostante un’igiene orale impeccabile, e altri possono vantare strutture parodontali sane a dispetto di elevati livelli di tartaro e placca. Oggi sappiamo che circa il 30% della popolazione ha un genotipo che predispone alla parodontite (SIDP) e c’è una diffusione del 40% nei paesi industrializzati; le forme più gravi coinvolgono più del 10% della popolazione mondiale (ISS). In termini semplici i batteri presenti nella placca che determinano parodontite possono essere ereditati dai propri genitori .
La tipologia dei batteri presenti nel tartaro dipende da una predisposizione genetica. Le persone che hanno avuto genitori con la parodontite ereditano da questi la presenza nella propria placca di batteri parodontopatogeni, cioè in grado di distruggere il parodonto e quindi di determinare la parodontite. È intuitivo che se quindi riusciamo a rimuovere tutto la placca ed il tartaro e impostiamo un protocollo di mantenimento igienico domiciliare tale da non farlo più accumulare riusciremo a stabilizzare e a fermare anche le parodontiti più gravi.
Stress e patologie sistemiche
C’è un nesso fra lo stress che indebolisce la difesa immunitaria e piorrea. Anche le malattie sistemiche portano alla parodontite. Tra tutte il diabete scompensato con elevati valori di glicemia, certe forme di poliartrite reumatoide, le deficienze immunitarie congenite o acquisite (AIDS).
Igiene orale inadeguata
Non devono mai passare 8 ore tra uno spazzolamento e l’altro. Devi utilizzare frequentemente il filo interdentale e lavare i denti almeno 3 volte al giorno. I residui di placca possono essere difficili da eliminare con lo spazzolino già dopo 7 ore. La placca, se non rimossa, calcifica e si trasforma in tartaro non più rimovibile con lo spazzolino. Sia la placca che il tartaro sono composti da batteri responsabili della parodontite.
Il tartaro nero è quello sottogengivale e il colore dipende dall’ossidazione dell’emoglobina contenuta nel sangue perso a causa della gengivite che spesso accompagna i depositi. Il tartaro diventa nero dopo diversi anni e può portare a diversi problemi parodontali.

Il tartaro sottogengivale causa alitosi ed è la principale causa della perdita ossea. Il tartaro negli anni si calcifica sempre di più al punto che è possibile osservarlo anche tramite radiografia. Ecco un esempio di un caso reale che dimostra apertamente i danni dell’infezione parodontale.

Questo può capitare nel caso in cui non ci si sottoponga a sedute di ablazione per diversi anni o se le ablazioni sono state eseguite in maniera superficiale senza creare alcun fastidio o dolore. In questi casi, si interviene con la cura parodontale. L’eliminazione di tutto il tartaro e un protocollo di mantenimento adeguato che non fa formare nuova placca e tartaro blocca e stabilizza le forme di parodontite più gravi.
Sviluppo della malattia e sintomatologia
I segnali e i sintomi della parodontite sono subdoli. La gengiva gonfia e tumefatta maschera la reale perdita di osso che dall’esterno risulta invisibile e di conseguenza il paziente sottovaluta il problema. Anche il sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento viene sottovalutato. Le gengive non devono sanguinare se sono sane.
Il sanguinamento delle gengive è indice di un problema parodontale (gengivite o parodontite) e ci dice che non c’è stabilità e controllo. L’assenza di sanguinamento non è affidabile, non scongiura la presenza di infezione parodontale.
Classificazione secondo le linee guida SIdP/EFP
La gravità di una parodontopatia ai denti oggi si può determinare valutando una serie di parametri. La classificazione parodontale si suddivide in stadi e gradi. Lo stadio descrive la gravità della malattia al momento della diagnosi e la complessità necessaria per trattarla, mentre il grado fornisce informazioni sulla velocità con cui la malattia progredisce e sull’influenza dei fattori di rischio sistemici come il fumo e il diabete.
Stadio della parodontite
Lo staging si basa principalmente sulla perdita di attacco clinico interprossimale (CAL) nel sito di maggiore distruzione, sulla perdita ossea rilevabile radiograficamente (RBL) e sulla perdita di denti dovuta specificamente alla parodontopatia. Gli stadi sono numerati da I a IV, evidenziando una progressione dalla forma iniziale a quella avanzata e invalidante.
Stadio I: parodontite iniziale
La transizione dalla gengivite alla distruzione del parodonto. La perdita di attacco è limitata a 1-2 mm e la perdita ossea radiografica coinvolge meno del 15% della lunghezza della radice. Il paziente spesso non avverte sintomi e le tasche parodontali non superano i 4 mm. La diagnosi precoce è fondamentale.
Stadio II: parodontite moderata
In questo stadio, la distruzione ossea è più evidente (15-33% della radice). La perdita di attacco clinico sale a 3-4 mm e le tasche possono raggiungere i 5 mm. Non vi è ancora stata perdita di denti per cause parodontali e la gestione clinica rimane basata su trattamenti non chirurgici di eliminazione del tartaro.
Stadio III: parodontite grave
La perdita di attacco è ≥ 5 mm e l’osso è perduto oltre il terzo medio della radice. La complessità aumenta: tasche ≥ 6 mm, coinvolgimento delle forcazioni e difetti ossei verticali. Il paziente può aver già perso fino a 4 denti a causa della malattia.
Stadio IV: parodontite avanzata
Rappresenta la forma più severa che compromette la funzione masticatoria. Caratterizzato da perdita di 5 o più denti, disfunzione masticatoria grave, mobilità dentale marcata, collasso occlusale e migrazione (sventagliamento) dei denti.

Grado della parodontite
Il grading valuta la probabilità che la parodontite dentale progredisca e la risposta attesa al trattamento. Il grado può essere modificato dalla presenza di fattori di rischio che alterano la risposta immunitaria del paziente. La nuova classificazione riconosce esplicitamente che la parodontite non è solo una malattia “della bocca”, ma una condizione influenzata sistematicamente dalla salute generale del paziente. Il fumo e il diabete sono i due principali fattori di rischio per la progressione della malattia parodontale.
Grado A: basso rischio di progressione
In 5 anni non vi è stata perdita di attacco o osso. Il rapporto tra perdita ossea e età è inferiore a 0,25 (un paziente di 80 anni con il 15% di perdita ossea). I pazienti sono solitamente non fumatori e non diabetici.
Grado B: moderato rischio
La progressione è lenta o moderata (< 2 mm in 5 anni) e il rapporto osso/età è compreso tra 0,25 e 1,0. Include fumatori leggeri (< 10 sigarette al giorno) o diabetici con buon controllo glicemico (HbA1c < 7%).
Grado C: alto rischio di progressione
Identifica pazienti altamente suscettibili o con fattori di rischio pesanti. La distruzione dei tessuti è rapida e spesso sproporzionata rispetto alla quantità di placca presente. Il rapporto osso/età è superiore a 1,0.
Come fare la diagnosi della piorrea?
I controlli periodici legati alle tecniche di parodontologia sono fondamentali per arginare la parodontite lieve, al primo stadio, evitando la sua forma grave o acuta, e correggere la scarsa igiene orale. La diagnosi della parodontite è effettuata dallo specialista parodontologo con:
- Radiografie endorali.
Sondaggio delle tasche parodontali.
Nel nostro studio il sondaggio parodontale viene regolarmente eseguito su tutti i pazienti. Una sonda millimetrata è delicatamente mossa lungo il bordo gengivale misurando per ogni dente la profondità delle tasche gengivali. In gengive sane, la profondità misurata è di 1-2 mm. Valori oltre 4 mm di profondità segnalano spesso una parodontite avanzata. Analizziamo ora più approfonditamente i processi diagnostici.
Radiografia endorale
La radiografia endorale permette di valutare l’anatomia del singolo elemento. Questo tipo di radiografia è utilizzato oltre che nelle terapie canalari, per misurare la lunghezza dei canali e conoscere forma e numero delle radici, e in conservativa per valutare l’entità dei processi cariosi, nelle cure parodontali per misurare la quantità di osso persa e la forma delle tasche parodontali.
L’esame radiografico nella diagnosi per la parodontopatia ai denti è la radiografia endorale per ogni settore della bocca. La sistematica radiografica resulta essere composta da almeno 16 radiografie endorali e ci permette di valutare in modo preciso l’andamento e l’eventuale perdita di osso attorno ai denti.
L’Ortopantomografia o radiografia panoramica (OPT) ci permette di avere un’idea generale ed indicativa ma per una valutazione più precisa sull’andamento dell’osso dobbiamo ricorrere alle radiografie endorali che sono quelle più precise.
Test microbiologico
Fornisce dati sulla presenza dei principali batteri presenti nelle tasche parodontali. Viene eseguito inserendo una punta di carta nelle tasche gengivali per prelevare del fluido gengivale, il quale viene successivamente analizzato per verificare la presenza dei batteri patogeni.
Questo test serve per stabilire una terapia antibiotica specifica mirata. Così da eliminare l’infezione relativa alla malattia. I batteri responsabili della progressione della malattia parodontale sono il porphyromonas gingivalis, il treponema denticola, l’actinobacillus actinomycetemcomitans, la prevotella intermedia e tanti altri.
La loro associazione può determinare l’insorgenza di una parodontite più o meno grave. In ogni caso il test microbiologico non è necessario in quanto la terapia è sempre l’eliminazione di questi batteri presenti nella placca e nel tartaro.
Test predisposizione
Si preleva un campione di saliva con un tampone per ricercare la presenza della interleuchina 1alfa, associata alle lesioni parodontali. La conoscenza di una predisposizione allo sviluppo della parodontite porta a monitorare l’evoluzione così da intervenire quando le lesioni si trovano a uno stadio iniziale. Questo test non è necessario se il paziente si sottopone ad una corretta terapia iniziale e di mantenimento.
Sondaggio parodontale e sanguinamento al sondaggio
Il sondaggio parodontale è uno degli esami più importanti per diagnosticare le malattie del parodonto. Valuta lo stato di salute delle gengive, verifica la presenza e la localizzazione delle tasche parodontali e se la parodontite ai denti è in atto, valutando il sanguinamento. Il sondaggio si effettua con una sonda parodontale che misura la profondità del solco gengivale e la perdita di attacco intorno al dente.
La sonda per la parodontopatia viene inserita all’interno del bordo gengivale, non è necessario effettuare anestesia in questa circostanza: l’operazione dura pochi secondi.
In condizioni normali il solco misura fino a 2-3mm, fino a 5 mm attorno agli impianti, superati i quali si è in presenza di una tasca parodontale. Altro indice da valutare durante il sondaggio?
Ciò che evidenzia una fase di attività della parodontite è il sanguinamento al sondaggio. Se ci troviamo di fronte ad un flusso di sangue elevato e la gengiva sanguina dopo il sondaggio effettuato dal dentista siamo di fronte ad una parodontite ai denti non controllata.
Questo indice è molto importante per valutare il controllo della progressione della parodontite. Bisogna sapere che le gengive non devono mai sanguinare ad esempio dopo lo spazzolamento dei denti. Vengono misurati il grado di compromissione delle forcazioni, quello di mobilità e le recessioni. Il sondaggio parodontale va eseguito durante ogni prima visita.
Esame radiografico e TAC
La Tac (Tomografia assiale computerizzata) non è invece un esame utile per fare una accurata valutazione parodontale. L’esame radiografico endorale in ogni caso da solo non può permetterci di fare diagnosi di parodontite. Deve essere sempre associato ad un sondaggio parodontale.
Abbiamo la soluzione per fermare la parodontite
Correlazioni con la salute sistemica
La salute orale influenza diversi aspetti della nostra vita. Ed esiste una correlazione bidirezionale tra la salute delle gengive e patologie come il diabete, dove l’infiammazione orale può complicare il controllo della glicemia, o le malattie cardiovascolari, aumentando il rischio di eventi avversi. Mantenere l’integrità dei tessuti di sostegno dei denti diventa quindi un pilastro fondamentale della prevenzione.
Parodontite e donne in gravidanza
Le malattie parodontali sono associate a un aumentato rischio di nascita di bambini prematuri e/o sottopeso. Alcuni processi infiammatori acuti della madre, anche localizzati lontano dal tratto genito-urinario, possono svolgere un ruolo non secondario nella comparsa di alterazioni.
In soggetti predisposti, la gengivite può evolvere in parodontite dentale portando alla formazione di tasche parodontali, alla mobilità e alla perdita dei denti. La malattia parodontale può rappresentare un fattore di rischio di nascita di bambini prematuri o sottopeso. Oggi sappiamo che i processi infiammatori a livello delle gengive generano il rilascio nel circolo sanguigno di prostaglandine che favoriscono il travaglio.
Parodontite e diabete
Il soggetto diabetico ha un rischio maggiore di ammalare di gengivite e di parodontite ai denti. La parodontite grave potrebbe influenzare negativamente il controllo glicemico. Il diabete mellito e la parodontite condividono un legame bidirezionale.
L’elevata glicemia nel sangue favorisce uno stato infiammatorio cronico che accelera la distruzione parodontale; al contempo, l’infiammazione parodontale cronica immette nel circolo sanguigno mediatori che aumentano l’insulino-resistenza, peggiorando il controllo glicemico del diabetico. È stato dimostrato che il trattamento della parodontite può ridurre i livelli di emoglobina glicata in modo significativo.
Parodontite e infarto e ictus
Oltre alla relazione tra parodontite e Alzheimer, è sempre importante fare una visita di controllo da un parodontologo non solo per preservare la salute dei propri denti ma anche per evitare possibili problematiche sistemiche gravi come aterosclerosi, infarto, ictus che oggi sono strettamente correlate a questa patologia quando non è sotto controllo.
I batteri che si trovano all’interno di una tasca oltre a essere causa del sanguinamento gengivale e della perdita di osso vanno nel circolo sanguigno determinando aterosclerosi delle arterie. Questo indurimento delle arterie dovuto all’aterosclerosi determina anche un aumento della pressione arteriosa. Se poi una placca ateromasica si stacca forma un trombo che entrato in circolo se andrà a ostruire un capillare del cervello determinerà un ictus se andrà ad ostruire un’arteriola che nutre il muscolo del cuore avremo un infarto.
Oggi la rimozione di tutto tartaro oltre a stabilizzare la parodontite porta a un abbassamento della pressione arteriosa di un 10%, permette di avere delle arterie più elastiche e meno ateroscleroriche e di evitare problematiche gravi come infarto e ictus.
Percorso di cura e terapie parodontali
La terapia che proponiamo in prima battuta nello Studio Dentistico Cozzolino è quella meno invasiva e senza l’ausilio della chirurgia. La cura consiste nella rimozione totale del tartaro ed eventualmente nella rigenerazione dell’osso perso.
La rimozione della placca e del tartaro, causa della parodontite, avvengono mediante sedute di ablazione del tartaro e di trattamenti parodontali eseguiti mediante l’ausilio di strumenti sonici e ultrasonici sottogengivale. Questi trattamenti con il tempo hanno sostituito il curettage gengivale (scaling) e la levigatura delle radici (root-planing) che per quanto ancora validi oggi, avvalendosi di una strumentazione esclusivamente manuale sono meno performanti rispetto all’utilizzo di curettes soniche.
È fondamentale per il controllo della parodontite la motivazione all’igiene orale, la comprensione ed esecuzione delle metodiche corrette di prevenzione usando filo interdentale, spazzolino, dentifricio e idropulsore. L’utilizzo del laser, come sancito anche dalla Società italiana di parodontologia, non serve nella cura della parodontite. Ecco un passaggio fondamentale:
Il laser non determina nessun vantaggio aggiuntivo se usato in combinazione con la terapia convenzionale
Nella parodontite aggressiva c’è il supporto di una terapia farmacologica, con antibiotici. L’utilizzo di antibiotici topici non è assolutamente in grado da solo di risolvere la parodontite. Tali gel hanno un’azione antinfiammatoria sui tessuti e possono essere utilizzati in associazione ai trattamenti parodontali per migliorare e velocizzare la guarigione. Per avere una guarigione parodontale è sempre necessario rimuovere gli agglomerati batterici più o meno calcificati (tartaro e placca) che sono la causa della parodontite stessa.
Sintomi e segni più seri come gli ascessi parodontali, la migrazione (spostamento) dei denti con apertura di spazi, l’aumento di mobilità degli elementi dentari e l’alitosi si manifestano solo quando la perdita si estende oltre la metà/due terzi della lunghezza dell’attacco, o quando vengono coinvolte le forcazioni di molari e premolari. Quando un dente viene perso l’unica soluzione è mettere un impianto dentale.
Approccio conservativo e non chirurgico
È necessario l’intervento di un parodontologo preparato nell’eliminare il più possibile la presenza del tartaro e quindi di batteri sotto gengiva. Importante è anche l’azione del paziente che deve pulire i propri denti in modo quasi maniacale 4 volte al giorno, usando anche strumenti accessori come l’idropulsore.
Per contrastare la parodontite, e la rapida perdita dei denti, la tecnologia ci è venuta in aiuto. Oggi grazie ai manipoli sonici e alle curettes soniche, al microscopio, all’Airflow a base di eritritolo e ad altri presidi è possibile pulire all’interno di tasche molto profonde e superiori ai 10 mm, senza intervento chirurgico, a cielo coperto. Una volta pulite le tasche si ha la chiusura di queste ultime e il controllo della parodontite.

Nel nostro studio dentistico giungono pazienti da tutta Europa che si lamentano perché si sono ritirate le gengive dopo la pulizia delle tasche con il precedente parodontologo. In questo caso, l’errore commesso dal collega è solo un difetto di comunicazione. È normale che le gengive possano ritirarsi dopo un trattamento parodontale corretto proprio perchè la gengiva guarisce, smette di sanguinare e si sgonfia e mette semplicemente in evidenza la reale perdita di osso. Come si evince dalla grafica, dove è presente tartaro sottogengivale si ha una perdita di osso.
Chirurgia rigenerativa della parodontite
Il ricorso a manovre di rigenerazione dei tessuti parodontali viene preso in considerazione se permangano delle tasche profonde dopo la prima fase di pretrattamento conservativo. L’obiettivo della chirurgia parodontale è l’eliminazione delle tasche gengivali ed ossee.
Senza dimenticare la levigatura delle radici e il curettage. Le metodiche rivoluzionarie di GTR (Guided Tissue Regeneration = Rigenerazione tissutale guidata) rendono possibile rigenerare e ricostruire il tessuto perduto evitando al paziente di dover impiantare denti artificiali. I difetti ossei vengono riempiti di sostituti ossei sintetici e coperti di membrane riassorbibili.
Il materiale riempitivo si trasforma in osso proprio. Con l’aiuto del microscopio eseguiamo la rigenerazione intorno al dente in modo mininvasivo con la tecnica MIST e MIST modificata. Si ricorre all’uso di fattori di crescita (Emdogain) che, applicati sotto forma di gel proteico bioattivo sulla radice opportunamente levigata e detossificata, inducono la riformazione dell’osso e dei tessuti parodontali. Gli interventi chirurgici parodontali così come le sedute di curettage sono eseguiti in modo indolore sotto anestesia locale.
Va specificato che la rigenerazione dei tessuti ossei non è sempre possibile. Purtroppo non esistono oggi terapie rigenerative quando il riassorbimento osseo è orizzontale. In alcuni casi però il difetto osseo attorno al dente ha una forma contenitiva in grado di stabilizzare il coagulo ed in questi casi è possibile rigenerare l’osso perso.
Intervento mini invasivo di rigenerazione ossea MIST
Intervento mini invasivo di rigenerazione ossea MIST
Chirurgia mini invasiva di rigenerazione ossea MIST
Guarigione della tascaChirurgia mucogengivale e parodontite
La chirurgia muco-gengivale si occupa del ripristino dei livelli gengivali al fine di risolvere gli inestetismi legati alla scopertura delle radici dentarie (recessioni) e ridare un sorriso armonioso ai pazienti.
Le recessioni gengivali possono essere conseguenza della malattia parodontale, ma più spesso originano da abitudini di spazzolamento scorretto; per tale motivo sono spesso associate a erosioni dello smalto e del cemento radicolare.
Recessione (prima della chirurgia)
Recessione (prima della chirurgia)
Dopo la chirurgiaTali recessioni possono essere corrette con raffinate manovre chirurgiche mini-invasive. Non bisogna confondere le recessioni da spazzolamento scorretto dalla malattia parodontale. Le recessioni da spazzolamento scorretto si evidenziano in linea di massima solo sulla superficie esterna del dente mentre le papille dentarie, cioè le gengive tra i denti, sono intatte. La malattia parodontale invece si evidenzia soprattutto per il ritiro delle papille e cioè il ritiro della gengiva interdentale evidenziando l’apertura di spazi neri (triangoli neri) tra i denti.
Ricopertura della recessione dopo lembo e riposizionamento coronale
Ricopertura della recessione dopo lembo a riposizionamento coronaleIl caso riportato qui sotto mostra un intervento mucogengivale per il trattamento di recessioni gengivali multiple. È possibile visionare un video, con tutte le fasi chirurgiche e anche delle foto esemplificative di seguito. Tuttavia, la visione del video è sconsigliata ai soggetti più sensibili anche perché girato col microscopio.
Recessione gengivale prima dell’intervento
Dopo l’intervento – controllo a 9 mesi
Recessione gengivale prima dell’intervento
Dopo l’intervento – controllo a 9 mesiLa chirurgia muco-gengivale si occupa anche dei casi in cui vi sia la presenza di tessuto gengivale in eccesso, i cosiddetti “sorrisi gengivali” (gummy smile). In tali casi vi è un notevole effetto antiestetico legato al fatto che durante il sorriso e le normali funzioni stomatognatiche le gengive risultino eccessivamente esposte rispetto al labbro superiore. È frequente che queste ricoprano un’eccessiva parte dei denti che di conseguenza appaiono troppo corti. Questo tipo di inestetismi può essere ugualmente corretto con tecniche chirurgiche mini-invasive, a volte associate a terapie protesiche minimali come faccette e corone.
Rischi, prevenzione e post-intervento
Curare la parodontite è importante ma non è sufficiente. C’è bisogno di un lavoro costante e continuo di monitoraggio e mantenimento per evitare ricadute e nuovi peggioramenti. Ecco cosa sapere per mantenere la buona salute orale e, nello specifico, un parodonto sano.
Cosa succede se trascuri la parodontite?
La parodontite non è contagiosa ma ereditaria: è un’infezione dei tessuti parodontali con formazione di tasche parodontali, mobilità dentale, sanguinamento gengivale, ascessi fino alla perdita di uno o più denti. Questa condizione della parodontite grave rende necessario ricorrere all’implantologia una volta che si sono persi dei denti per ripristinare la funzione masticatoria, ricordando che è sempre meglio cercare di salvare i propri denti che sostituirli con impianti.
Tale processo è reversibile se diagnosticato nelle sue prime fasi. Con il progredire della malattia parodontale la possibilità di recupero diventa più difficile e richiede terapie complesse e in alcuni rari casi è possibile una terapia rigenerativa dell’osso. Il recupero in questi casi di parodontite aggressiva è quasi sempre parziale.
Mantenimento per evitare ricadute
Al termine della fase attiva di terapia, il paziente passa alla cosiddetta fase di mantenimento dello stato di salute parodontale raggiunto. Questa fase si basa su periodiche visite di controllo e sedute d’igiene orale. La frequenza dei richiami può variare, secondo la gravità della situazione parodontale, da 2 a 6 mesi.
Prevenzione della parodontite
Dentisti, igienisti dentali e ricercatori sono concordi nel ritenere che la parodontopatia non possa insorgere in una bocca correttamente pulita. Allo stesso tempo è evidente come alcuni individui, specialmente se appartenenti a nuclei familiari suscettibili alla patologia, richiedano un’igiene molto più accurata di altri al fine di evitare l’insorgenza della parodontite.
La prevenzione è effettuata spazzolando in modo corretto tre volte al giorno. Noi consigliamo 4 volte al giorno. Inoltre usando il filo interdentale giornalmente puoi ridurre ancora di più i rischi. Nonostante l’assenza di dolore, è importante non sottovalutare manifestazioni infiammatorie gengivali, bensì sottoporle all’analisi di uno specialista.


L’igiene dentale è quella branca dell’odontoiatria che si occupa delle manovre professionali e domiciliari volte al ripristino ed al mantenimento dell’igiene e della salute della bocca e di conseguenza anche dell’alitosi. Le manovre di igiene orale come il protocollo GBT si avvalgono di procedure meccaniche (detartrasi, spazzolamento, impiego del filo interdentale) e di presidi chimici (collutori, gel, antisettici topici) il cui impiego è mirato al controllo e alla riduzione dell’accumulo di placca e tartaro e alla diminuzione della carica batterica.
La profilassi comprende le procedure e le attività motivazionali volte alla prevenzione dell’insorgenza di patologie orali (carie, parodontite, tumori), alla modifica delle abitudini di vita errate (igiene orale insoddisfacente, alimentazione scorretta) ed alla riduzione dei fattori di rischio.
- Tonetti MS, Sanz M, et al. Treatment of Stage I-III periodontitis - the EFP S3 level clinical practice guideline. J Clin Periodontol. 2020.
- Tonetti MS, Van Dyke TE, et al. Impact of the treatment of periodontitis on systemic health and quality of life: a systematic review. J Clin Periodontol. 2022;49 Suppl 24:314-327.
- Hajishengallis G, et al. Porphyromonas gingivalis, a Long-Range Pathogen: Systemic Impact and Therapeutic Implications. Microorganisms. 2020;8(6):869.
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- Periodontitis and Oral Health-Related Quality of Life: A Systematic Review and Meta-Analysis. J Clin Periodontol. 2025;52(3):408-420.
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- StatPearls contributors. Periodontitis. StatPearls Internet. NCBI Bookshelf, 2025.
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