La parodontite grave è una patologia infiammatoria cronica di origine batterica che distrugge progressivamente i tessuti di supporto del dente (la gengiva e l’osso alveolare).
Il messaggio clinico e scientifico fondamentale che ogni paziente deve recepire è che la parodontite più grave e a rapida progressione può essere sempre stabilizzata e quindi bloccata. Ma si può guarire dalla parodontite grave? Ci sono dei campanelli d’allarme?
Indice dei contenuti
Quali sono le cause della parodontite grave?
L’eziologia (la causa) della parodontite grave è rigorosamente batterica ed è legata a batteri che sono stati trasmessi geneticamente e che sono presenti nella nostra saliva. Ecco perché bisogna guardare ai nostri genitori e ai nostri nonni per capire la gravità della parodontite.
I batteri si trovano nella placca. L’instaurazione di un controllo di placca perfetto, unito all’eliminazione dei fattori di rischio (controllo del diabete, fumo), è in grado di fermare la distruzione ossea anche nei pazienti con forme di parodontite molto aggressive.
È importante sapere che i batteri si stanno attaccando ai denti anche ora, proprio mentre stai leggendo. Poi andremo a rimuovere la placca batterica con lo spazzolino e il dentifricio.

Dopo 8 ore però, i sali di calcio, precipitando tra i batteri, inizieranno a trasformarsi in tartaro: placca calcificata che non sarà più rimovibile con lo spazzolino. Ecco perché non devono mai passare 8 ore tra uno spazzolamento e l’altro, anche se non abbiamo mangiato.
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Le forme giovanili e l’azione dei batteri
Le manifestazioni cliniche della parodontite grave indicano perdite di osso già in età giovanile o adolescenziale. Prima definite parodontiti giovanili o rapidamente progressive, queste forme sono legate all’infezione di un patogeno noto come Actinobacillus actinomycetemcomitans, adesso riclassificato come Aggregatibacter actinomycetemcomitans (Aa).
Questo batterio, in particolare un suo ceppo estremamente virulento chiamato clone JP2, secerne una potente Leucotossina capace di uccidere i globuli bianchi. Neutralizzando le difese immunitarie locali, il batterio prolifera accelerando una distruzione ossea catastrofica.

Poiché tale batterio si trova nella placca è evidente che la parodontite non avanzerà se instauriamo un protocollo come il GBT che si applica durante la pulizia professionale dei denti. Questo passaggio è importante per rimuovere il tartaro e non accumulare placca in seguito.
Quando la parodontite è considerata grave: classificazione
Per riflettere la biologia della malattia, la classificazione internazionale (EFP/AAP) ha superato la distinzione tra parodontite cronica e aggressiva, inquadrando la patologia in ogni paziente attraverso due parametri. Stadi (I, II, III e IV) indicano la gravità attuale dei danni:
- Stadio I e II: rappresentano le forme iniziali e moderate della malattia, con difetti ossei prevalentemente orizzontali e profondità di tasca contenute.
- Stadio III: indica una malattia grave, con perdita ossea che si estende al terzo medio o apicale della radice, tasche parodontali profonde (≥ 6 mm) e coinvolgimento delle biforcazioni radicolari (i punti in cui le radici dei molari si separano).
- Stadio IV: è il grado massimo di severità. Oltre alle caratteristiche dello Stadio III, il paziente presenta disfunzioni masticatorie complesse dovute alla perdita di numerosi elementi dentari (meno di 20 denti residui), traumi occlusali secondari, ipermobilità dentale grave, sventagliamento (flaring) dei denti anteriori e un severo collasso del morso.
Gradi (A, B e C) stimano la velocità di progressione futura di una piorrea grave. Oggi, quelle che chiamavamo parodontiti giovanili vengono diagnosticate con altissima precisione come parodontite di stadio III o IV, di grado C (alto rischio e progressione rapida).

I sintomi della parodontite grave e complicata
Nelle sue fasi iniziali la parodontite è spesso asintomatica, ma il paziente può riconoscerla tempestivamente prima che si aggravi prestando attenzione ad alcuni segnali precoci:
- Sanguinamento gengivale.
- Gengive gonfie, arrossate e dolenti.
- Retrazione delle gengive.
- Alitosi persistente.
- Mobilità dentale o sventagliamento (spostamento) dei denti anteriori.
Con una parodontite aggressiva i denti appaiono più lunghi e si formano triangoli neri interdentali. Da non confondere con la recessione gengivale che è il ritiro della gengiva sulla parte esterna che il più delle volte è dovuta allo spazzolamento scorretto e non è parodontite.
Il sanguinamento gengivale può essere spontaneo, allo spazzolamento o col filo. Ma ricordiamo che le gengive sane non sanguinano, come non sanguinano le mani se sono sane.
Ricordiamo anche che nelle fasi avanzate della parodontite i denti tendono a migrare creando spazi (diastemi) che prima non c’erano. Spesso semplicemente rimuovendo correttamente il tartaro sotto gengiva il dente tende a ritornare nella sua posizione corretta spontaneamente.
I fattori di rischio della parodontite aggressiva
Il fumo di sigaretta e il diabete sono fattori di rischio che accelerano il decorso della patologia, inquadrando il paziente nel grado C. Il fumo riduce l’ossigenazione dei tessuti, inibisce la guarigione e maschera il sanguinamento, portando il paziente a ignorare il problema.
Il catrame contenuto nelle sigarette è uno dei nemici della parodontite severa. Ecco perché, se non si riesce proprio a smettere di fumare definitivamente, passando alla sigaretta elettronica con il liquido senza combustione abbiamo un miglioramento nel controllo della parodontite.

Il diabete scompensato amplifica l’infiammazione distruttiva indotta dai batteri. L’abbandono del fumo e il controllo glicemico sono passaggi obbligati per salvare i denti.
Implicazioni sistemiche: aterosclerosi, infarto, ictus e carcinoma del cavo orale
La bocca non è separata dal resto del corpo. La parodontite grave equivale a una vasta ferita infetta da cui i batteri si riversano quotidianamente nel circolo sanguigno.
Studi medici e cardiologici come AHA e EFP hanno sancito un legame diretto tra parodontite e l’aumento del rischio di patologie cardiovascolari aterosclerotiche. Il motivo?
I batteri orali (come l’Aa) quando sanguina la gengiva sono in grado di andare nel sangue proprio a causa della gengiva che sanguina. Entrati in circolo, determinano un’infiammazione delle arterie portando alla formazione placche aterosclerotiche (studio di Kozarov et al. 2005).
In aggiunta, l’infiammazione gengivale cronica aumenta sistematicamente i livelli di Proteina C-Reattiva, irrigidendo i vasi sanguigni, favorendo l’ipercoagulabilità e innalzando drammaticamente il rischio di infarto del miocardio e ictus ischemico.
Oggi è dimostrato che anche solo un trattamento parodontale efficace in un paziente pieno di tartaro può migliorare la condizione delle arterie rendendole più elastiche perché meno ateroscleroriche e ridurre la pressione arteriosa di un 10%.
Infine, esiste una correlazione significativa tra la parodontite cronica e un aumento del rischio di sviluppare il carcinoma a cellule squamose del cavo orale.
Uno studio di coorte su larga scala ha identificato specifiche specie batteriche parodontali associate a un rischio raddoppiato di carcinomi del distretto testa-collo. (studio JAMA Oncology (2024).
Inoltre, un articolo pubblicato da Nature Portfolio (Scientific Reports) “Linking periodontitis with 20 cancers, emphasis on oropharyngeal cancer: a Mendelian randomization analysis“, dimostra come la parodontite potrebbe aumentare in modo causale il rischio di tumori testa-collo, in particolare dell’orofaringe, probabilmente mediata dal batterio Fusobacterium nucleatum.
Ed ancora, un articolo scientifico pubblicato su Acta Odontologica Scandinavica (2024): “Periodontitis and the risk of oral cancer: a meta-analysis of case-control studies” conferma l’associazione positiva tra malattia parodontale e incidenza del cancro orale.
Mantenere le gengive sane e controllare la parodontite non serve quindi solo a salvare il proprio sorriso, ma rappresenta una fondamentale strategia di prevenzione medica.
Protocollo di pulizia e cura (linee guida SIdP/EFP)
Il trattamento per la parodontite grave segue le rigorose Linee Guida Europee (livello S3) basate sull’evidenza scientifica, articolate in un percorso che ogni parodontologo deve seguire:
Diagnosi della parodontite grave
Una diagnosi di parodontite grave va fatta con un esame clinico e radiografico valutando stadio e grado. Anche il paziente può intercettare i segni che non sono sempre evidenti, prima di raggiungere una distruzione ossea avanzata con i denti che iniziano a muoversi.
Il sanguinamento gengivale durante lo spazzolamento o il colore della gengiva rossa ed edematosa sono indicatori di un problema che non può essere risolto in modo autonomo ma necessitano una visita dal dentista. Anche l’alitosi è una conseguenza della parodontite.

Ci sono però degli elementi che può valutare il paziente e che indicano una parodontite grave. L apertura di spazi neri tra i denti, che non vanno confusi con le recessioni da spazzolamento scorretto che riguardano solo la porzione esterna della radice del dente e non gli spazi interdentali, soprattutto prima dei 30 anni è quasi sempre sintomo di parodontite grave.
Nei casi più avanzati abbiamo lo spostamento e la migrazione dei denti. Anche questo è sintomo di parodontite grave. La diagnosi finale la deve fare sempre il parodontologo
Igiene domiciliare impeccabile
È il vero motore della terapia per affrontare la piorrea più complicata. Nelle parodontiti gravi, lo spazzolino da solo è insufficiente. È categorico l’uso quotidiano degli scovolini interdentali della giusta misura per disgregare fisicamente la placca nascosta negli ampi spazi tra le radici.
Importante l’uso dell’idropulsore dopo ogni spazzolamento. Bisogna lavare i denti almeno tre volte al giorno per 2 minuti a volta, l’ideale è 4 volte per non far passare mai le 8 ore.
Terapia per la parodontite
Può essere chirurgica e non chirurgica. La prima prevede una rimozione profonda del tartaro sottogengivale all’interno delle tasche da parte del parodontologo. Qui la differenza la fa la precisione e pignoleria del dentista e l’utilizzo di curettes soniche molto performanti.
In alto c’è un esempio di cura per la parodontite. Oggi può essere eseguita senza intervento chirurgico e rimane una delle terapie più difficili. Gli interventi chirurgici (oggi per lo più rigenerativi) si preferiscono sulle tasche residue quando forma e posizione lo permettono.
Terapia di mantenimento
Senza questa fase continuativa, la malattia è recidiva. È fondamentale in questa fase l’utilizzo dell’airflow: questo apparecchio è una sorta di sabbiatrice che riesce a rimuovere la placca totalmente quando non è troppo calcificata. Se ci si sottopone ad una pulizia dei denti ogni 3 mesi con questo apparecchio si riesce a rimuovere tutta la placca e tutto il tartaro in modo praticamente quasi indolore evitando l’uso di ultrasuoni nel mantenimento.
Esempi di parodontite grave con immagini della cura
Per comprendere il tipo di lavoro da eseguire quando bisogna curare la parodontite grave può essere utile avere gli esempi con immagini che mostrano la partenza, l’evoluzione e il risultato.
Qui in alto abbiamo un esempio di parodontite grave che corrisponde a stadio IV, quindi grande severità e pericolo di perdere i denti. Nel caso in basso, invece, abbiamo uno stadio III (quindi meno grave del precedente) ma sempre grado C, con rischio di progressione rapida.

Un aspetto da considerare è che per quest’ultimo caso, dove si può notare anche la presenza del filo di contenzione che supporta i denti in fase di cura, si è eseguito anche un lavoro di ortodonzia linguale senza attacchi (quindi invisibile e senza attacchi).
Il percorso è stato curato dalla con la dott.ssa Anna Mariniello che, oltre a recuperare la giusta forma delle arcate, aiuta il paziente a mantenere un livello di igiene orale adeguato per evitare che la parodontite si aggravi e che si formino accumuli di tartaro tipici della piorrea grave.


Il risultato finale è in quest’ultimo scatto. Come si può notare, il paziente non solo ha risolto il problema della parodontite grave ma ha anche riacquisito una forma regolare per le arcate: tutto questo a conferma dell’approccio multidisciplinare dello Studio Cozzolino.
Passiamo a un altro caso di parodontite grave curato nello Studio Dentistico Cozzolino con un approccio che include cura della parodontite e ortodonzia invisibile linguale senza attacchi. I primi due scatti indicano la condizione iniziale e quella successiva al protocollo messo in campo dal dott. Fabio Cozzolino.

Nelle foto successive abbiamo l’evoluzione del lavoro svolto dalla dott.ssa Anna Mariniello per correggere le arcate e ridurre l’affollamento dentale, condizione che può rendere difficile l’igiene orale e agevola l’accumulo di placca e tartaro.


In queste foto puoi notare come evolve l’arcata, nell’immagine in alto invece hai la parte finale del lavoro: un paziente che è riuscito a fermare il progredire della parodontite grave e ha recuperato la giusta forma dei denti, proseguendo con gli appuntamenti fissi per la pulizia dei denti.
FAQ: domande e risposte sulla parodontite complessa
Il nostro protocollo per curare la parodontite grave impone una tabella operativa e i pazienti che ci contattano per scoprire come rallentare e bloccare l’evoluzione hanno tanti dubbi.
Sì ma non subito. Non si possono inserire impianti dentali finché l’infezione è attiva. La parodontite è causata da batteri che mangiano l’osso; se questi batteri rimangono in bocca, attaccheranno anche l’impianto, causando la perimplantite (una forma di parodontite che colpisce gli impianti e che porta alla loro perdita).
Secondo le ampie revisioni scientifiche internazionali e le Linee Guida EFP (Sanz et al. 2020) stabiliscono che l’uso del laser non offre un valore aggiunto clinico rispetto alla pulizia meccanica tradizionale, e pertanto non è raccomandato come terapia perché non porta differenze. E, se ti impegni e sei seguito da un bravo parodontologo, oggi si può fare!
Un paziente con parodontite severa e avanzata è a rischio. Dopo eventuale guarigione, la predisposizione genetica e batterica rimane la stessa. Anche per mettere un impianto si dovrebbero considerare tecniche per recuperare l’osso e usare implantologia adeguata.
Bibliografia e fonti per approfondire
- Aggregatibacter actinomycetemcomitans (Aa) Under the Radar: Myths and Misunderstandings of Aa and Its Role in Aggressive Periodontitis. PMC. Leggi l'articolo →
- Linee Guida SIdP - EFP. Società Italiana di Parodontologia e Implantologia. Leggi le linee guida →
- Periodontal Disease and Atherosclerotic Cardiovascular Disease: A Scientific Statement From the American Heart Association. Circulation. Leggi l'articolo →
- Periodontitis and cardiovascular diseases: Consensus report. PMID: 36098930 →
- Guideline on treatment of stage IV periodontitis. European Federation of Periodontology. Leggi la linea guida →
- Periodontitis: An Oral Disease with Severe Consequences. PMID: 32011025 →

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