L’impianto osteointegrato è l’obiettivo di ogni implantologo che vuole ridare un sorriso sano e duraturo ai pazienti che hanno perso alcuni – o tutti – denti e vivono una condizione di ansia e imbarazzo.
Ma vale anche per quelli che hanno anche diverse difficoltà masticatorie e non vogliono usare la classica protesi mobile. Sia per motivi estetici che funzionali. Mettere un impianto vuol dire poter contare su un elemento composto da una vite e una corona che riproducono la stabilità e l’estetica di un dente naturale.
Per ottenere questo risultato, però, c’è bisogno di una buona osteointegrazione degli impianti. Sai cosa significa questo? Il perno e l’osso della mandibola o della mascella diventano un’unica cosa.
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Cos’è l’impianto osteointegrato?
Se un dentista ti propone come soluzione degli impianti dentali osteointegrati, sta suggerendo al soluzione più conveniente e duratura per le tue protesi fisse. Infatti, gli impianti osteointegrati sono degli elementi meccanici che sostituiscono i denti mancanti con una radice artificiale in metallo, solitamente titanio anallergico ed esente da qualsiasi tipo di rigetto, che si fonde con l’osso umano.
Quindi, in altre parole, un impianto dentale osteointegrato è la soluzione artificiale più vicina possibile a un dente naturale. Se l’intervento riesce potrai ridere, masticare e parlare come prima.
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Che significa osteointegrazione?
L’osteointegrazione è un termine pensato e proposto dallo studioso di biotecnologia svedese Per-Ingvar Brånemark per intendere l’unione intima tra osso ed elemento esterno senza tessuto connettivo. Come, appunto, un impianto dentale che è composto da una vite che si inserisce dell’osso.
Perché si possa parlare di osteointegrazione serve una stabilità capace di ridurre il movimento tra osso e impianto dentale non oltre i 100 micron (un millesimo di millimetro). Ad oggi, gli impianti migliori per questo lavoro sono quelli in titanio. Ma in questi casi è meglio fare un focus sui materiali.
Materiali degli impianti osteointegrati
Spesso ci chiedono quanto costano gli impianti. La reazione di stupore rispetto ai prezzi lascia intendere che in alcuni casi (ed è anche normale che sia così) c’è poca conoscenza di quanto incide la qualità della materia prima per avere un impianto osteointegrato. Il che vuol dire mettere una protesi stabile, capace di durare nel tempo quanto un dente normale. Quindi, il prezzo degli impianti dipende dalla difficoltà dell’operazione ma anche dal materiale usato per i componenti che devono osteointegrarsi.
Nel nostro studio con gli impianti in leghe in titanio zirconia (Straumann) possiamo garantire massima biocompatibilità e impianti osteointegrati anche su quantità di osso minime. Ovviamente a tutto ciò deve unirsi la condotta del paziente che deve seguire delle regole per facilitare il percorso.
Perché l’osteointegrazione può fallire
Per quanto i materiali giusti aiutino l’osteointegrazione degli impianti, è giusto ricordare che non sempre questo processo va a buon fine. Anche se è la soluzione migliore per avere impianti simili a denti reali, naturali, ci sono anche dei rischi di fallimento. Che però possono essere gestiti ed evitati ricordando quali sono le cause principali di una mancata osteointegrazione dell’impianto. In primo luogo?
Bisogna scegliere solo gli impianti migliori (non esiste rigetto in questi casi) e poi serve la giusta esperienza dell’implantologo per evitare i casi di fibrointegrazione. Ovvero la creazione di materiale fibroso tra osso e vite che porta alla perdita dell’impianto dentale per mancata osteointegrazione.
Questo può avvenire sia per problemi operativi e medici (mancata profilassi antibiotica, scarsa igiene, surriscaldamento dell’osso) ma anche per un comportamento errato post-operazione.
Quanto tempo serve per l’osteointegrazione?
Un buon processo di osteointegrazione degli impianti endossei (ovvero avvitati nell’osso) permette di durare nel tempo come un dente normale. Ma per avere questo risultato bisogna attendere un tempo che va dai 3 ai sei mesi, in base alla posizione e al tipo di impianto.
I tempi dell’osteointegrazione saranno dettati dell’implantologo che darà anche tutte le attenzioni necessarie per facilitare e velocizzare questo percorso. Ciò che bisogna capire è che non è saggio pensare di accorciare i tempi o di ignorare i consigli del dentista se si vuole evitare infezioni o impianti che si muovono.
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Come aiutare la osteointegrazione?
Possiamo mettere impianti con poco osso e procedere con la tecnologia flapless per evitare anche l’operazione e i punti di sutura di un impianto a due fasi (sommerso). Ma per avere quella che erroneamente il pubblico chiama calcificazione dell’impianto (che è in realtà l’osteointegrazione) bisogna lavorare bene anche a casa. In primo luogo con una buona igiene orale e con una pulizia dei denti professionale ogni 6 mesi per evitare casi di infezioni agli impianti, la perimplantite.
Inoltre, dopo l’impianto dentale bisogna seguire un protocollo rigido: niente fumo, stop a cibi caldi e duri per evitare carico sull’impianto e preferire alimenti freddi e morbidi per almeno una settimana. Inoltre bisogna spesso seguire una cura antibiotica prescritta dal dottore.

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