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  • Abitudine perniciosa
    Capace di danneggiare o distruggere il tessuto osseo
  • Ablatore sonico e ultrasonico
    Il sistema magnetostrittivo sfrutta lamelle di metallo che costituiscono l’inserto, posizionate all’interno del manipolo. La corrente elettrica genera un campo magnetico ad alta frequenza, capace di determinare un’espansione e una contrazione del pacco di lamelle e produrre un movimento ellittico tridimensionale, che rende attiva tutta la superficie convessa della punta. Il sistema piezoelettrico utilizza dei cristalli di ceramica all’interno del manipolo generando una vibrazione lineare della punta. Il movimento è bidirezionale con effetto di rimbalzo negli spazi interprossimali. I dispositivi sonici operano in maniera simile agli ultrasuoni, ma la loro frequenza di vibrazione è inferiore in quanto azionati da un sistema ad aria compressa. La direzione dei movimenti delle punte è orbitale e sono attive tutte le superfici della punta lavorante. L’ablatore sonico è uno strumento che funziona con l’energia rilasciata ad una frequenza di 2.500/7.000 cicli; l’ablatore ultrasonico funziona con l’energia rilasciata ad una frequenza di 25.000/50.000 cicli.
  • Abrasione dentale
    Perdita di tessuto duro per un’azione meccanica incongrua.
  • Abrasione gengivale
    Lesione gengivale dovuta a manovre traumatiche di spazzolamento.
  • Afta
    Ulcera della mucosa orale. È una lesione spesso multipla, rotonda o lenticolare a margini rialzati, coperta di scarso essudato giallastro. Si forma in seguito alla rottura di una vescicola e può causare dolore sopratutto nella masticazione e nella deglutizione. La guarigione è spontanea e avviene dopo circa 10 giorni.
  • Afta erpetiforme
    Caratterizzata da croste di ulcere multiple e superficiali attraverso la cavità orale. Piuttosto frequenti in natura.
  • Afta maggiore
    Afta ampia, ricorrente e cicatrizzante, che può durare per settimane o mesi. Le afte hanno un estensione di circa 5-6 millimetri, ma possono arrivare anche superare la grandezza di un centimetro. Provoca dolore soprattutto durante l’alimentazione. Precedentemente chiamata periadentis mucosa necrotica recurrents.
  • Afta minore
    La più comune forma di afta ricorrente. Conosciuta anche come piaga; ulcere superficiali, dolorose, non cicatrizzabili e ben definite circondate da un’aureola eritematosa che di solito si trova sulla mucosa orale mobile, non cheratinizzata.
  • Alitosi
    Cos'è l'alitosi Alito offensivo per gli altri, causato da una varietà di motivi. Riferibile a scarsa igiene orale o malattie sistemiche come diabete o insufficienza renale. Chiamato anche fetor ex ore, fetor oris e stomatodisodia.
  • Alveolare, osso
    Porzione più coronale del processo alveolare.
  • Alveolectomia
    Rimozione di una porzione del processo alveolare, solitamente eseguita per ottenere un rimodellamento del contorno osseo, finalizzato alla realizzazione di una protesi totale rimovibile o all’inserzione di un impianto.
  • Alveolo
    Sito osseo nel quale un dente è attaccato attraverso i legamenti parodontali.
  • Amalgama
    Lega tra il mercurio e uno o più metalli. Gli amalgami con l’argento e il rame sono impiegati in odontoiatria per le otturazioni delle carie.
  • Anchilosi
    Incapacità permanente, parziale o totale, di movimento di un’articolazione normalmente mobile. In odontoiatria, fusione del dente e dell’osso alveolare.
  • Anestesia
    Perdita di sensazione o sensibilità causata da un agente anestetico che permette di svolgere trattamenti e procedure di diagnosi. L’anestesia a blocco è un’anestesia locale di un tronco nervoso. L’anestesia generale provoca una depressione del sistema nervoso centrale causata da agenti anestetici e caratterizzata da contemporanea ipnosi, analgesia e vari gradi di rilassamento muscolare che includono tipicamente la perdita di riflessi della laringe. L’anestesia da infiltrazione è un’anestesia locale delle terminazioni nervose, che provoca l perdita di sensazione in una zona localizzata del corpo, senza effetti sul sistema nervoso centrale. L’anestesia regionale è l’anestesia locale di un’area regionale del corpo. L’anestesia topica è un’anestesia prodotta dall’applicazione di un agente anestetico sulla superficie di un’area.
  • Anodonzia
    Assenza congenita del dente.
  • Anug o Guna
    Acronimo di Gengivite Ulcero-Necrotica Acuta. Malattia acuta, infiammatoria e distruttiva. La si riscontra soprattutto nei giovani di età compresa tra i 15 e i 30 anni. Si riscontrano necrosi delle papille e dei margini gengivali, ulcerazioni, lesioni a rapido sviluppo, dolenti e sanguinanti, senza perdita ossea. La malnutrizione e la scarsa resistenza alle infezioni sono fattori predisponenti significativi.
  • Apice del dente
    Estremità anatomica della radice di un dente.
  • Apicectomia
    Rimozione chirurgica dell’apice della radice del dente.
  • Applicazione topica di fluoro
    Applicazione professionale  di prodotti preventivi a base di fluoruro. È selettiva e fa parte di un programma di prevenzione globale. I principali meccanismi d’azione del fluoro sono: rinforzare la struttura cristallina dello smalto con formazione di fluoro-apatite, favorire la remineralizzazione dello smalto demineralizzato, effetto antimicrobico, soprattutto su Streptococcus mutans, diminuendone la capacità di adesione ai tessuti orali e i tempi di moltiplicazione. La fluoroprofilassi va consigliata a tutti i soggetti in età evolutiva. La somministrazione di fluoro per via topica attraverso l’uso di paste dentifrice a basso contenuto di fluoro (500 ppm) è raccomandata dai 3 fino ai 6 anni, due volte al giorno.Dopo i 6 anni, l’uso di un dentifricio contenente almeno 1000 ppm di fluoro due volte al giorno è di fondamentale importanza nella prevenzione della carie e può costituire l’unica forma di somministrazione.
  • Arco dentale
    Struttura dell curva naturale della dentatura e della cresta alveolare o dell’osso residuo (dopo la perdita di alcuni o di tutti i denti naturali).
  • Ascesso
    Raccolta localizzata di essudato purulento (pus) in una cavità formata da tessuto disgregato.
  • Ascesso apicale
    Condizione infiammatoria caratterizzata dalla formazione di essudato purulento che coinvolge la polpa dentale o i residui pulpari e i tessuti che circondano l’apice dentale.
  • Ascesso pericoronale
    Infezione purulenta localizzata all’interno del tessuto circondante la corona di un dente parzialmente erotto che crea un’apertura tale da consentire ai batteri di entrare e dare origine all’infezione. Si manifesta con sintomi quali dolore, rossore e gonfiore gengivale.
  • Ascesso periodontale
    Infiammazione purulenta localizzata nel tessuto periodontale, chiamato anche ascesso periodontale parietale o laterale.
  • Ascesso pulpare
    Infiammazione della polpa dentale caratterizzata dalla formazione di essudato purulento.
  • Attrito
    Forza resistente che si produce nel contatto tra due corpi premuti l’uno contro l’altro e che può provocare abrasione. In odontoiatria è l’abrasione graduale della struttura masticatoria.
  • Aumento gengivale
    Procedure designate ad aumentare la quantità dell’attacco gengivale.
  • Avulsione
    Totale separazione del dente dal suo alveolo.  L’estrazione del dente viene praticata solo nei casi in cui non è possibile curare il dente naturale del paziente perché fortemente compromesso da carie, malattia parodontale, fratture radicolari o nel caso di denti inclusi o semi-inclusi.
  • Banda ortodontica
    Anello in acciaio inossidabile per ortodonzia, preformato, aderente al dente e cementato in sede.
  • Biointegrazione ossea o osteointegrazione
    Diretto contatto, a livello microscopico, tra il tessuto osseo e l’impianto.
  • Bracket
    Attacco ortodontico che viene fissato allo smalto per sostenere l’arco.
  • Bruxismo
    Abitudine a digrignare i denti in modo involontario, ritmico e spasmodico. In genere il bruxismo si manifesta durante il sonno e sopratutto nei periodi di forte stress. La forza generata dallo sfregamento dei denti gli uni contro gli altri può causare trauma da occlusione e affaticamento della muscolatura masticatoria.  
  • Camera pulpare
    Porzione centrale della corona del dente totalmente chiusa da una parete di dentina tranne che in corrispondenza dei canali radicolari. Contiene la polpa dentaria, costituita da tessuto connettivo che veicola rami nervosi e vasi e che, alla periferia, presenta lo strato di odontoblasti produttori della dentina.
  • Canale radicolare
    Porzione della cavità pulpare nella radice di un dente.
  • Carie dello smalto
    Carie che interessa lo smalto dentale a causa di un accumulo di placca batterica, assume l’aspetto di una macchia biancastra che se non trattata si scurisce fino a diventare marrone. I° fase dove i prodotti acidi passano dalla placca batterica cariogena attraverso i microcanali (pori) dello smalto, II° fase dove la lesione non trattata procura una frattura dello smalto sopra la regione demineralizzata, visibile e ispezionabile.
  • Carie dentale
    Processo patologico, localizzato, posteruttivo e di origine esterna che comporta il rammollimento del tessuto dentale duro e procede alla formazione di una cavità localizzata. È causata dall’azione di microrganismi presenti nel cavo orale che agiscono sugli zuccheri introdotti con la dieta, producendo sostanze acide che solubilizzano le strutture apatitiche costitutive della componente minerale dello smalto e della dentina.Questi batteri formano, con i residui alimentari, la placca, fattore favorente la formazione della carie.
  • Carie radicolare
    Lesione molle e progressiva del cemento e della dentina, esposti a causa di una recessione gengivale. Implica infezione e invasione batterica (carie del cemento, carie cervicale o carie radicolare).
  • Cariogeno
    Riferito a qualsiasi fattore in grado di favorire la carie dentaria. Il grado di cariogenità dipende dall’inadeguatezza della dieta con conseguente struttura e consistenza dei cibi mangiati contenenti zuccheri; ritenzione e tempo di permanenza degli zuccheri nella cavità orale; forma fisica.
  • Cavità orale
    Tratto anteriore del canale alimentare che comprende il vestibolo ed è limitata dagli archi alveolari ossei mascellare e mandibolare. Il tetto è formato dal palato osseo e da quello molle, dal pavimento della lingua e dalla mucosa sublinguale. Posteriormente, la cavità orale continua nella faringe in corrispondenza di due pieghe mucose laterali (istmo delle fauci).
  • Cavità, pulpare
    Spazio all’interno del dente, normalmente occupato dalla polpa dentale.
  • Cemento dentale
    In odontoiatria, resina di composizione e consistenza variabile, usata come base per la ricostruzione o per operazioni di saldatura. Generalmente vengono impiegate resine biocomponenti che polimerizzano alcuni minuti dopo l’applicazione.
  • Chirurgia implantare
    Protocolli riguardanti tutte le fasi associate a un intervento di implantologia, come l’inserzione, la scopertura e la rimozione di un impianto e la riparazione o modificazione dei tessuti molli e duri a esso associati.
  • Chirurgia mucogengivale
    Metodiche volte a correggere i difetti di morfologia, posizione, oppure volte a favorire la giunzione dentogengivale, dal momento che i difetti di morfologia della mucosa gengivale e alveolare possono accelerare il decorso della malattia periodontale, o interferire sui risultati positivi del trattamento periodontale.
  • Chirurgia orale
    Specialità dell’odontoiatria che comprende il trattamento diagnostico, chirurgico e sostitutivo delle patologie e dei difetti che coinvolgono sia gli aspetti funzionali sia estetici dei tessuti molli e duri delle regioni orali e maxillo-facciali.
  • Chirurgia ossea
    Procedure per modificare il supporto osseo alterato dalla malattia periodontale, mediante rimodellamento del processo alveolare per ottenere una forma fisiologica, senza rimuovere il tessuto osseo di supporto, oppure mediante la rimozione di una parte dell’osseo alveolare, modificando così la posizione della cresta ossea rispetto alla radice del dente.
  • Chirurgia periodontale
    Qualsiasi atto chirurgico per trattare la periodontite oppure per modificare la morfologia del periodonto. L’intervento chirurgico per la periodontite va effettuato solo quando non vengono raggiunti risultati con altri tipi di terapie oppure quando la malattia è a uno stato molto avanzato.
  • Cisti apicale periodontale
    La più comune cisti odontogena; coinvolge l’apice della radice e deriva da una reazione infiammatoria alla polpa che risulta non vitale al test. La cisti laterale periodontale è una piccola cisti dell’allineamento periodontale molto spesso riscontrata nelle aree mandibolari, a livello del canino e dei premolari; associata a un dente vitale ed è originata dai resti di Malassez e della lamina dentale o di una gemma dentale soprannumeraria.
  • Cisti radicolare
    Cisti intorno alla radice del dente. Il termine era spesso usato come sinonimo del tipo di cisti, che ora si definisce come cisti apicale periodontale.
  • Corona del dente
    La parte di un dente ricoperta di smalto o restauro dentale, che emerge oltre il margine gengivale.
  • Cresta
    Porzione più coronale del processo alveolare.
  • Cresta alveolare
    Margine osseo mascellare o mandibolare che circonda un dente.
  • Cresta dentale marginale
    Asperità presente sulla corona del dente.
  • Curettage
    Il curettage è un procedimento di rimozione di placca e tartaro sotto gengivale attraverso appositi strumenti, detti curette, usato come terapia non chirurgica per la cura della parodontite nei casi non gravi. Con la procedura di raschiamento possono essere rimossi i tessuti molli della tasca parodontale e i tessuti necrotici della radice lasciando la superficie radicolare pulita favorendo la guarigione dei tessuti parodontali.
  • Curettage apicale
    Rimozione chirurgica di tessuto o materiale estraneo che circonda l’apice di un dente.
  • Curettage gengivale
    Tecnica di rimozione del tessuto gengivale infiammato all’interno di una tasca periodontale. Grazie all’utilizzo di specifici strumenti, detti curette, i tessuti molli danneggiati vengono raschiati via dalla tasca gengivale favorendo la guarigione dei tessuti periodontali.
  • Deciduo, dente
    In odontoiatria i denti decidui sono i 20 denti della dentizione primaria del bambino che sono destinati a cadere. Il 6° dente del bambino non è un dente deciduo e non è destinato a cadere.
  • Deglutizione
    Atto di inghiottire. Insieme di movimenti involontari, coordinati e riflessi determinati dalla stimolazione dei recettori viscerali della faringe, consistenti nella contrazione dei muscoli della bocca e della faringe stessa.
  • Demineralizzazione
    Perdita di sali minerali da parte di un tessuto. In odontoiatria, dissoluzione dell’apatite (fosfato di calcio contenente fluoro e cloro) depositata nei denti. La demineralizzazione può essere provocata dagli acidi presenti negli alimenti, da batteri del cavo orale e da modifiche di consistenza della saliva.
  • Dente
    Struttura mineralizzata annessa all’arco orale. Nel loro insieme, i denti costituiscono un organo destinato alla funzione alimentare e in alcuni animali anche alla difesa e/o all’attacco. I denti constano di una corona che è la parte che sporge dalla gengiva, della radice che è impiantata nell’alveolo dell’osso mascellare e del colletto che unisce le due parti. Nell’interno il dente è cavo e contiene la  polpa dentaria che è ricca di vasi e nervi, la parte solida è costituita dalla dentina, ricoperta, in corrispondenza della corona, dallo smalto e, in corrispondenza del colletto, dal cemento.
  • Dentiera
    Elemento artificiale in sostituzione di denti naturali. La dentiera è una protesi mobile che poggia direttamente sulla gengiva o viene supportata dagli altri denti presenti nel cavo orale. Una protesi completa sostituisce tutti i denti in un’arcata, ripristinando la funzione estetica, masticatoria e fonatoria.
  • Dentifricio
    Preparato a base di detergente, di solito in pasta, gel o polvere addizionato di fluoro e di sostanze antisettiche e/o astringenti, usato con lo spazzolino o altro a scopo cosmetico e sanitario.
  • Dentina
    Rappresenta il costituente predominante del dente e corrisponde ad una peculiare sostanza ossea non cellularizzata. È situata nella parte interna del dente, sotto lo smalto della corona e il cemento del colletto e della radice. Costituisce le pareti della polpa dentaria e dei canali radicolari.
  • Dentizione
    Il processo di sviluppo dei denti naturali nell’arcata alveolare.
  • Dentizione decidua o primaria
    Dentizione del bambino prima della sostituzione dei denti permanenti. La dentizione primaria consta di 20 denti.
  • Dentizione mista o di transizione
    Dentizione di un adolescente durante il periodo in cui i denti decidui vengono sostituiti con i denti permanenti. Il periodo di transizione inizia con la fuoriuscita dei primi molari e finisci con la caduta degli ultimi denti decidui. La dentizione mista avviene tra i 6 e i 12 anni.
  • Dentizione permanente
    Dentizione di una persona adulta che ha già sostituito i denti decidui e che è permanente. La dentizione permanente consta di 32 denti, nello specifico per ogni arcata ci sono 2 incisivi centrali e 2 laterali, 4 canini, 4 premolari, 4 molari, 2 denti del giudizio.
  • Detartrasi, scaling
    Rimozione di tessuto necrotico o contaminato da batteri, in particolare nel trattamento delle ferite. In odontoiatria, forma di terapia eziologica non chirurgica, consistente nella rimozione meccanica di irritanti dalla superficie del dente e della radice, con metodi manuali e/o ultrasonici, per ottenere superfici dentarie deterse e biologicamente compatibili con la guarigione biologica, senza rimuovere il cemento radicolare. La detartrasi si suddivide in: scaling, detossificazione, root planing.
  • Diastema
    Spazio che separa due parti. In odontoiatria, spazio tra due denti contigui. Impropriamente usato per indicare lo spazio fra i due incisivi centrali che invece è detto trema. Difetto di tipo estetico che non necessita un trattamento terapeutico, tuttavia è possibile risolvere il diastema attraverso una terapia ortodontica.
  • Discromia dentale
    Alterazione del colore del dente che può presentarsi come macchie o interessare tutta la superficie del dente. Generalmente le discromie si dividono in due grandi gruppi: estrinseche che coinvolgono la superficie del dente, e intrinseche, con macchie situate in profondità. Le prime si risolvono con un’approfondita pulizia dentale, le seconde con uno sbiancamento professionale.
  • Disfunzione dentale
    Anomalia nella funzione delle strutture dentali.
  • Distale
    Definisce una struttura o una parte del corpo situata lontana rispetto ad un punto di riferimento preordinato che, in anatomia umana, è la testa. In odontoiatria, definisce la parte più lontana rispetto all’asse centrale del dente stesso.
  • Distocclusione
    In odontoiatria, posizione distale di uno o più denti inferiori rispetto alla posizione dei denti superiori; relazione anomala in sede posteriore o distale della mandibola rispetto ai denti mascellari, come nell’occlusione di Classe II, secondo la classificazione di Angle.
  • Edentulo
    Privo di denti.
  • Epitelio giunzionale
    Strato singolo o multiplo di cellule non cheratinizzate che aderisce alla superficie del dente. Circonda il colletto dentale proteggendo l’osso da aggressioni esterne del cavo orale. In passato era definito come attacco epiteliale.
  • Epulide
    Tumefazione tumorale benigna della gengiva. È probabilmente conseguenza di un processo infiammatorio a frequente insorgenza nello spazio interdentale.
  • Eruzione dentale
    Fuoriuscita della corona di un dente nella mucosa gengivale. L’eruzione dei denti decidui comincia dall’età di circa 6 mesi con gli incisivi centrali inferiori fino ai 22 denti che vengono normalmente sostituiti dai definitivi (escluso il 6° dente che è un dente permanente). L’eruzione dei denti permanenti inizia dai 6 anni fino al termine dell’adolescenza con il primo morale inferiore (escluso il 6° dente che non si sostitusce) fino a 32 denti permanenti. L’eruzione attiva è un processo mediante il quale il dente si sposta dalla sua swede germinativa a quella funzionale; l’eruzione passiva è conseguente alla migrazione apicale della gengiva.
  • Estrusione
    In odontoiatria, migrazione di un dente dalla sua posizione occlusale normale come, per esempio, quando l’elemento antagonista dell’arcata opposta risulta mancante.
  • Filo interdentale
    Filo di nylon o in altro materiale che svolge il compito di pulire i denti negli spazi interdentali difficilmente raggiungibili dallo spazzolino. Rimuove la placca batterica, riduce il sanguinamento interprossimale ed elimina circa il 70% dei residui e della placca interdentale. Questo strumento di igiene orale è indispensabile per prevenire la carie, la gengivite e la periodontite. Il filo può essere di seta (più fili avvolti insieme lassamente, in modo da formare un trefolo); di PTFE cerato (composto da monofilamento di politetrafluoretilene, con cera, la cui superficie liscia cerata aiuta a prevenire i traumi dei tessuti molli, scivola con facilità tra le suprfici interprossimali e resiste alla rottura o allo sfilacciamento in caso di irregolarità); PTFE non cerato (filo molto sottile ed è utile quando le aree di contatto sono strette). La pressione di questo tipo di filo permette ai filamenti di aprirsi e si ottiene una porzione più ampia da pulire. I margini di questo filo, più taglienti, hanno necessità di maggiore attenzione, sia per prevenire ferite al tessuto gengivale, sia perché il filo sottile tende a stringersi fortemente al dito del paziente, causando arrossamenti o ferite. L’effetto stridente, che può produrre questo tipo di filo, può scoraggiare il paziente. Una ricerca ha dimostrato che non c’è nessuna differenza nell’efficacia del filo cerato e non.
  • Fluorizzazione
    Tecnica impiegata nella profilassi della carie. Correzione del contenuto del fluoro nell’acqua, portato ad una concentrazione fisiologica ottimale quale mezzo più efficace, efficiente e attendibile per il miglioramento della salute orale.
  • Fluorosi
    Condizione provocata da eccessiva assunzione di fluoro (>0,7 ppm) durante lo sviluppo e la mineralizzazione dei denti. L’ipocalcificazione dipende dalla durata dell’esposizione e dalle ppm del fluoro; l’alterazione sui denti può apparire come una piccola macchia bianca o come una grande macchia marrone butterata.
  • Frattura
    In odontoiatria, possono avvenire fratture mascellari e fratture mandibolari che sono le più frequenti tra le fratture del massiccio facciale. Sono determinate da traumi i patologie deostruenti; la frattura del dente può essere limitata allo smalto e alla dentina oppure riguardare la polpa.
  • Frenulo labiale
    Inserzione di membrana mucosa che unisce le labbra al processo alveolare nella linea mediana, sia della mascella sia della mandibola.
  • Frenulo linguale
    Piega mucosa che unisce la lingua con il pavimento della bocca e il processo alveolare mandibolare.
  • Gengiva
    Strato di tessuto epiteliale e connettivale; tessuto fibroso di rivestimento che riveste il colletto dei denti e i processi alveolari. È contiguo al legamento periodontale e ai tessuti mucosi della cavità orale.
  • Gengiva aderente
    Porzione di gengiva che è stabile, densa, a buccia d’arancia, saldamente adesa al periosteo sottostante, al dente a all’osso.
  • Gengiva fibromatosa ereditaria
    Ingrossamento gengivale fibrotico di origine genetica.
  • Gengiva libera
    Parte di gengiva che circonda il dente che non è direttamente attaccata al dente.
  • Gengiva marginale
    Porzione più coronale della gengiva.
  • Gengiva papillare
    Porzione di gengiva tra un dente e l’altro.
  • Gengivale
    Aggettivo comunemente usato per quanto concerne le gengive. Le patologie più comuni che coinvolgono le gengive recessione, la parodontite e la gengivite. Gengivale può essere riferito anche al sorriso indicando un difetto estetico risolvibile con la chirurgia, l’ortodonzia o l’applicazione di faccette dentali.
  • Gengivale, colle
    Porzione di gengiva formata dalla depressione tra papilla linguale e la papilla vestibolare sotto l’area di contatto. Non è cheratinizzata.
  • Gengivale, gonfiore
    crescita o aumento di dimensioni della gengiva.
  • Gengivale, iperplasia
    Ingrossamento della gengiva conseguente a un aumento del numero delle cellule.
  • Gengivale, ipertrofia
    Ingrossamento della gengiva conseguente a un aumento della dimensione delle cellule.
  • Gengivale, margine
    Gengiva strettamente aderente attorno a ogni dente. È in connessione con la gengiva aderente al solco gengivale libero e si attacca al dente attraverso la porzione coronale dell’epitelio giunzionale.
  • Gengivale, recessione
    Esposizione della superficie della radice risultante da una migrazione apicale dell’epitelio giunzionale.
  • Gengivale, solco
    Fessura o solco tra la gengiva libera e il dente.
  • Gengivectomia
    Asportazione chirurgica di una parte di gengiva, eseguita di solito per ridurre la parete di tessuto molle di una tasca periodontale.
  • Gengivite associata al diabete
    Reazione infiammatoria della gengiva alla placca microbica, aggravata da livelli plasmatici di glucosio, non adeguatamente controllati.
  • Gengivite associata alla gravidanza
    Risposta infiammatoria pronunciata della gengiva alla placca dentale a agli ormoni, di solito riscontrata durante il secondo e terzo trimestre di gravidanza.
  • Gengivite marginale
    Infiammazione limitata alla porzione di gengiva adiacente alla superficie dei denti.
  • Gengivoplastica
    Tecnica chirurgica per il modellamento chirurgico della gengiva.
  • Gengivostomatite
    Infiammazione che colpisce sia la gengiva sia la mucosa orale.
  • Granuloma apicale
    Tessuto granulomatoso circoscritto, adiacente all’apice di un dente.
  • Igiene dentale
    Ramo dell’odontoiatria che attraverso le acquisizioni tecnico-scientifiche suggerisce i mezzi e le procedure per la conservazione del cavo orale; l’igiene dentale prevede la prevenzione primaria, secondaria e terziaria. L’igiene orale ha scopi preventivi, educativi e terapeutici. Il processo di cura prevede la valutazione del soggetto, la diagnosi di igiene dentale, il piano di cura, la valutazione e la realizzazione. I fattori che influenzano la pratica clinica sono: 1) legali; 2) etici; 3) personali. Le fasi del programma prevedono di stabilire le necessità del paziente, formulare il piano d’intervento, realizzare il piano previsto, eseguire le prestazioni cliniche preventive, valutare i cambiamenti progressivi e formulare il piano di mantenimento a breve e lungo termine.
  • Igienista dentale
    Specialista laureato in igiene dentale ed abilitata alle procedure atte al mantenimento della salute orale e della prevenzione delle malattie del cavo orale. Esercita come libero professionista o come dipendente.
  • Impianto
    L’impianto è una struttura in titanio, generalmente a forma di vite, che viene inserita nell’osso mandibolare o mascellare, tramite intervento chirurgico, per sostituire la radice di un dente mancante. L’operazione di implantologia è assolutamente indolore perché eseguita in anestesia locale.
  • Impianto intraosseo/endostale
    Impianto inserito dentro l’osso; i tipi usati sono a lama, a cilindro e a vite; i materiali usati sono i metalli, le leghe, le ceramiche, il carbonio e i polimeri.
  • Impianto subperiostale
    Impianto situato sulla superficie dell’osso mascellare o mandibolare per supportare l’attacco di una protesi.
  • Implanto-protesi
    Tutte le protesi che utilizzano impianti dentali, in parte o completamente, al fine di ritenzione, sostegno o stabilità; la protesi può essere una protesi totale.
  • Impronta dentale
    Calcolo ottenuto con opportuni materiali; usata come campione permanente o per la produzione di ricostruzione e protesi dentali.
  • Interdentale
    Riferito alla porzione situata tra dente e dente.
  • Interdentale, gengiva
    Porzione della gengiva che occupa l’area interdentale (detta papilla interdentale).
  • Interdentale, spazio
    Spazio tra denti adiacenti nella medesima arcata.
  • Interdentale, spazzolamento
    Tecnica che permette di pulire la porzione tra dente e dente mediante appositi strumenti.
  • Interocclusale
    Superficie occlusale tra denti contrapposti.
  • Interprossimale
    Relativo allo spazio tra denti adiacenti.
  • Interradicolare
    Riferito allo spazio situato tra le radici di un dente.
  • Interventi di igiene orale
    Azioni compiute da uno specialista in igiene orale per mantenere o risanare la salute del cavo orale del paziente.
  • Intracoronale
    Situato all’interno della corono di un dente.
  • Ipersensibilità dentinale
    Risposta accentuata della dentina esposta a stimoli chimici, termici, tattili e osmotici; regredisce quando viene rimosso lo stimolo. L’ipersensibilità dentinale si manifesta con la percezione di fastidio o dolore causato dagli stimoli del caldo, del freddo, del dolce, dell’acido e da uno spazzolamento molto energico dei denti o dal contatto con oggetti metallici. Generalmente questi sintomi sono una conseguenza della scopertura dei colletti dei denti dovuti alla retrazione della gengiva. Questo fenomeno può essere causato da diversi fattori quali l’età, l’accumulo di tartaro nelle tasche gengivali, l’usura dello smalto per uno scorretto uso dello spazzolino, da dentifrici abrasivi, dal pH molto acido della saliva, eccetera.
  • Legamento periodontale
    Tessuto connettivo fibroso che circonda e unisce le radici dei denti all’osso alveolare. Il legamento periodontale è la struttura che si interpone tra la radice del dente e l’osso alveolare, permettendo un’elasticità tale da distribuire le forze masticatorie su un’ampia superficie del processo alveolare. È un tessuto connettivo molle, spesso mediamente 0,25 mm, composto da fibre elastiche (disposte in fibre orientate diversamente a seconda della zona in cui si trovano) e da osteoblasti, odontoblasti, cementoblasti, fibroblasti e cellule mesenchimali indifferenziate. Inoltre è possibile trovare i residui epiteliali del Malassez, responsabili della formazione di cisti odontogene. Le fibre che sono inserite, da un lato nel cemento e dall’altro nell’osso alveolare, si chiamano “fibre di Sharpey”. Il legamento periodontale è tenuto da un insieme di fibre che prendono il nome dalla loro inserzione: fibre gengivali (f. dento-gengivali, f. alveolo gengivali, f. circonferenziali, f. dento-periostali e f. transettali); fibre periodontali (f. apicali, f. oblique, f. orizzontali, f. della cresta alveolare e f. interradicolari).
  • Levigatura radicolare
    Tecnica attraverso la quale si rimuove nella porzione sottogengivale il tartaro, la placca e il “cemento molle” dalla superficie radicolare, per renderla dura e liscia. Questa tecnica può essere applicata a “cielo chiuso” o a “cielo aperto”, spesso in anestesia locale. Gli igienisti dentali possono usare la tecnica a cielo chiuso. La tecnica a cielo aperto è usata dal medico odontoiatra con un’incisione che tende a ribaltare la gengiva, per facilitare l’accesso strumentale e consentire l’osservazione diretta del campo operatorio. In presenza di periodontite, l’operazione di levigatura radicolare mira a promuovere il riattacco dei tessuti di supporto alla superficie del dente. La corretta esecuzione della levigatura radicolare prevede 4 fasi: la presa a penna modificata dello strumento, uno stabile punto di appoggio con l’adattamento del terzo inferiore della lama alla superficie del dente, l’esplorazione fino alla giunzione epiteliale con angolo inferiore a 45°, con l’adattamento dello strumento lungo l’asse del dente e l’asportazione con leggere pressione laterale, con l’angolo di lavoro superiore a 90°. Il colpo lavorante deve avvenire dal fondo della giunzione verso la corona. Il colpo lavorante deve essere seguito da colpi di rifinitura, susseguenti, che mirano a rendere la superficie liscia. I colpi di rifinitura devono essere eseguiti con orientamento variabile, per interessare tutte le zone delle superfici radicolari.
  • Linguo-occlusione
    Occlusione in cui un dente, oppure un gruppo di denti, si localizza in posizione linguale rispetto alla propria normale posizione.
  • lorem
    Test Test
  • Lucidature
    In odontoiatria, lucidatura della corona anatomica dei denti per rimuovere le macchie esterne. Si usano strumenti rotanti ad aria. Gli abrasivi in uso per rimuovere le macchie hanno una diversa consistenza e vanno usati in base alle necessità individuali del paziente.
  • Lussazione
    Dislocazione o spostamento reciproco dei capi articolari di un’articolazione mobile che si instaura al termine di un trauma. In odontoiatria, dislocazione parziale o completa di un dente dal suo alveolo.
  • Macchia bianca
    In odontoiatria, termine usato per descrivere un’area di demineralizzazione e un’area di fluorosi (detta anche “opacità dello smalto”). È visibile in genere quando il dente è asciutto.
  • Malallineamento dentale
    Spostamento di un dente dalla sua posizione normale dell’arcata dentale.
  • Malocclusione
    Occlusione difettosa in cui l’arcata dei denti mascellari oltrepassano la linea dell’arcata dei denti mandibolari e viceversa. La classificazione di Angle delle malocclusioni è basata su un rapporto antero-posteriore delle arcate dentali e sono definite in classi: Casse I (neutro-occlusione), relazione mesio-distale normale tra denti mascellari e quelli mandibolari, dove la cuspide mesio-vestibolare del primo molare permanente mascellare è in occlusione con il solco vestibolare del primo molare permanente mandibolare. Perché si tratti di malocclusione è necessario riscontrare un’anomalia in una delle due arcate (ad esempio un affollamento). Classe II (disto-occlusione), rapporto dentale dove l’arcata dentale mandibolare risulta posteriore rispetto a quella mascellare; il primo molare mandibolare si localizza in una posizione distale rispetto a quanto descritto nel caso della neutro-occlusione. Classe III (mesio-occlusione), rapporto dentale dove l’arcata dentale mandibolare risulta anteriore rispetto a quella mascellare; il primo molare mandibolare si localizza mesialmente alla posizione descritta in neutro occlusione.
  • Mandibolare, scivolamento
    Movimenti di lateralità, protrusivi e intermedi della mandibola che si verificano quando i denti o altre superfici in occlusione vengono in contatto.
  • Mantenimento periodontale
    Terapia che ha lo scopo di mantenere in stato di salute il periodonto. Il mantenimento periodontale si ottiene col prevenire l’insorgere di nuove malattie, monitorando la compliance del paziente, i segni clinici di salute e di malattia quali le infezioni periodontali, le manifestazioni cariose, le lesioni della mucosa orale, oltre che fornendo istruzioni dettagliate nel caso di manufatti protesici, impianti, apparecchi ortodontici e motivando il paziente all’igiene domiciliare.
  • Mantenitore di spazio
    Apparecchio protesico che viene utilizzato in caso di perdita prematura dei denti decidui per prevenire la chiusura degli spazi, prima che spuntino i successivi denti permanenti.
  • Membrana periodontale
    Barriera molto sottile, solitamente di materiale non autologo, usata in diverse tecniche rigenerative periodontali.
  • Mobilità dentale
    Movimento di un dente nel suo alveolo, conseguente a una forza applicata.
  • Morso aperto
    È una malocclusione caratterizzata dalla presenza di uno spazio ben visibile fa gli incisivi superiori e quelli inferiori dovuto al mancato contatto tra gli elementi dell’arcata superiori e quelli dell’arcata inferiore. Fermo restando che ogni caso merita una valutazione specifica, generalmente la terapia per la correzione del morso aperto è quella ortodontica con l’utilizzo di apparecchi fissi o mobili.
  • Morso chiuso
    Condizione caratterizzata dalla sovrapposizione dei denti anteriori superiori su quelli inferiori nell’occlusione.
  • Morso incrociato anteriore
    Gli incisivi mascellari sono in posizione linguale rispetto a quelli mandibolari.
  • Morso incrociato posteriore
    I denti mascellari si trovano in posizione vestibolare o linguale rispetto alla loro posizione normale.
  • Mucogengivale
    Porzione di mucosa orale che riveste il processo alveolare; comprende la gengiva (tessuto cheratinizzato) e l’adiacente mucosa alveolare.
  • Mucosa alveolare
    Mucosa che riveste la parte basale del processo alveolare e prosegue, senza linea di demarcazione, nel fornice vestibolare e nel pavimento della bocca. Attaccata in maniera lassa al periosteo, è alquanto movibile.
  • Mucosa masticatoria
    Gengiva e rivestimento mucoso del palato duro.
  • Mucosa orale
    Tessuto che riveste la cavità orale.
  • Mucosite
    Infiammazione della membrana mucosa.
  • Occlusione
    Relazione tra due denti antagonisti, uno superiore e l’altro inferiore, in contatto tra loro in posizione di massima intercuspidazione. L’occlusione, se corretta, è molto stabile e viene spesso raggiunta a fine ciclo masticatorio e durante la deglutizione. L’intercuspidazione determinerà la posizione mandibolare dei condili dell’articolazione temporo-mandibolare.Un’occlusione ottimale è associata a un’azione dei muscoli masticatori armonica che, quindi, necessita del minimo sforzo muscolare.
  • Occlusione abituale
    Occlusione che si riscontra di solito nella popolazione. È ampiamente variabile e non presenta le caratteristiche dell’occlusione bilanciata.
  • Occlusione armonica
    Adeguata occlusione che i denti dell’arcata mascellare e quelli dell’arcata mandibolare assumono correttamente per ogni posizione della mandibola stessa.
  • Occlusione bilanciata
    Contatto equilibrato tra le superfici masticatorie sia che si trovino in posizione centrale sia in posizione eccentrica.
  • Occlusione centrica
    Condizione di massima intercuspidazione o contatto tra i denti di arcate dentali antagoniste, che si verifica quando la mandibola è in posizione centrale rispetto ai riferimenti usuali.
  • Occlusione disarmonica
    Contatto non armonico tra superfici di denti antagonisti, anche per un carente controllo anatomico e fisiologico della mandibola.
  • Occlusione equilibrata
    Occlusione dentale che è stata ricondotta alla condizione di occlusione bilanciata.
  • Occlusione protrusiva
    Occlusione tra denti quando la mandibola è protrusa dalla posizione di massima intercuspidazione centrica.
  • Occlusione retrusiva
    Relazione di morso in cui la mandibola risulti posizionata più distalmente rispetto a una condizione di massima intercuspidazione.
  • Occlusione, mascherina
    Apparecchio odontoiatrico removibile, solitamente realizzato in materiale plastico, che ricopre un’arcata dentale e ha lo scopo di minimizzare gli effetti dannosi del bruxismo e di altre abitudini occlusali.
  • Odontalgia
    Mal di denti, dolore a un elemento dentale.
  • Odontoma
    Tumore costituito dai tessuti dentali (di solito prevalentemente da dentina) di natura benigna; per lo più compare durante la dentizione mista; ha evoluzione molto lenta e raramente raggiunge dimensioni notevoli. Si riscontra più frequentemente nell’osso mascellare oppure nell’angolo della mandibola di giovani uomini.
  • Odontoplastica
    Rimodellamento di una porzione del dente.
  • Ortodontico, ritentore
    Qualsiasi tipo di apparecchio utilizzato per stabilizzare e mantenere in posizione i denti dopo movimenti ortodontici.
  • Ortodonzia
    Branca dell’odontoiatria che si occupa della malformazione dei denti e del loro trattamento. La terapia ortodontica comprende l’uso di apparecchi mobili e fissi e prevede un approccio individuale per ogni paziente. L’ortodonzia moderna non è limitata dall’età, anzi la cura ortodontica delle persone più mature è oggi molto ricercata, perché con essa si completa la cura stomatologica fondamentale e si raggiungono i massimi risultati estetici e funzionali. Questa cura ortodontica viene chiamata aggiuntiva. Leggi di più sull'ortodonzia invisibile
  • Ortopantomografo
    Apparecchio radiografico panoramico di uso odontoiatrico che permette di ottenere un’immagine della mascella e della mandibola su un’unica pellicola.
  • Osso mandibolare
    Osso impari, arcuato e relativamente voluminoso, localizzato nella porzione inferiore dello splancnocranio. È composto da due segmenti fusi anteriormente in corrispondenza della sinfisi mentoniera e di due rami verticali. Ognuno di questi è provvisto posteriormente del condilo per l’articolazione con l’osso temporale a livello di una particolare cavità glenoidea, definita mandibolare. Anteriormente è evidente un processo coronoideo sul quale si impianta il tendine del muscolo temporale. Il bordo superiore del corpo presenta i sedici alveoli in cui sono accolti i denti dell’arcata inferiore.
  • Osso mascellare
    Osso pari di forma irregolare del cranio facciale che accogli gli alveoli dei denti superiori e che contribuisce sul suo lato alla costituzione dell’orbita, della cavità nasale, del palato duro e alle fosse infratemporale e pterigopalatina. Al suo interno contiene il seno mascellare.
  • Osteointegrazione
    In odontoiatria, per osteointegrazione si intende il collegamento strutturale e funzionale tra l’osso (mandibolare e/o mascellare) e l’impianto in titanio che in esso è stato inserito. Il posizionamento endosseo di un impianto, come in un trauma o in una frattura, innesca un processo di guarigione volto a ridare all’osso la sua forma originaria, mediante un processo di riparazione e rimodellamento che porta a un’intima adesione tra la neoformazione ossea e l’interfaccia implantare.
  • Osteoplastica
    In odontoiatria, tecnica chirurgica che prevede il rimodellamento del processo alveolare per ottenere una forma più fisiologica senza rimuovere l’osso alveolare proprio.
  • Otturazione
    Operazione odontoiatrica restaurativa che consiste nel ripristino dell’integrità di un dente dopo la cura di una carie oppure dopo una frattura. I materiali usato per le otturazione odontoiatriche sono l’amalgama d’argento, l’oro, la ceramica e il materiale composito che permette di ottenere una colorazione uguale a quella del dente trattato per un effetto più naturale.  
  • Overbite o morso profondo
    Sovrapposizione verticale degli incisivi mandibolari da parte degli incisivi mascellari, quando le arcate si trovano in occlusione centrica (abituale). Viene osservata direttamente quando i denti sono in occlusione. Con i denti posteriori in chiusura, le labbra possono essere tirate indietro e i denti possono trovarsi: in overbite normale quando i margini incisali dei denti mascellari appaiono entro il terzo incisale dei denti mandibolari, in overbite moderato quando i margini incisali dei denti mascellari si trovano entro il terzo medio dei denti mandibolari, in overbite profondo quando i margini incisali dei denti mascellari sono entro il terzo cervicale dei denti mascellari e in overbite molto profondo quando i margini incisali mandibolari sono in contatto con i tessuti gengivali linguali mascellari.
  • Overjet
    È la proiezione orizzontale degli incisivi mascellari sopra gli incisivi mandibolari, quando le arcate si trovano in occlusione centrica (abituale).
  • Panoramica, radiografia
    Immagine della mascella e della mandibola su un’unica pellicola radiografica di tipo extra-orale, realizzata con un apparecchio panoramico di uso odontoiatrico (ortopantomografia).
  • Papille gengivali o papille interdentali
    Porzione di gengiva che si trova tra dente e dente.
  • Parodontologo
    Odontoiatra o medico chirurgo specializzato in odontoiatria che, in virtù di conoscenze specialistiche e in seguito a un curriculum di formazione specifico, risulta qualificato per svolgere la propria attività clinica professionale nel campo della periodontologia.
  • Parodontometria
    Misura della mobilità dei denti.
  • Patogeni periodontali
    Microrganismi capaci di provocare le malattie periodontali distruttive. I criteri per definire una relazione causale tra un agente infettivo e una malattia sono i classici “postulati di Koch”, ma i criteri per definire i microrganismi patogeni delle malattie periodontali distruttive si basano sui postulati di Koch modificati ed estesi. Questi criteri includono l’associazione, l’eliminazione, la risposta dell’ospite, i fattori di virulenza, gli studi sugli animali e la valutazione del rischio. La dfferenzia tra speci patogene e non patogene non si fonda su un unico criterio, ma su una valutazione basata sul “peso dell’evidenza”.
  • Periapicale
    In odontoiatria, termine riferibile ai tessuti che circondano l’apice di un dente, compreso il legamento periodontale e l’osso alveolare.
  • Pericoronite
    Infiammazione acuta della gengiva o della mucosa che circonda un denta parzialmente erotto.
  • Perimplantite
    Infiammazione dei tessuti intorno a un impianto.
  • Periodontale
    Localizzato, oppure riferito a ciò che si manifesta attorno a un dente, ovvero che riguarda il periodonto.
  • Periodontale, malattia
    Processo patologico che coinvolge l’apparato di sostegno dei denti come, per esempio, legamenti, gengive e osso.
  • Periodontale, pseudo tasca
    Approfondimento del solco gengivale che, frequentemente, è il risultato di un aumento di volume della gengiva, in assenza di migrazione apicale dell’epitelio di giunzione o di distruzione percepibile del tessuto sottostante.
  • Periodontale, sindrome
    Termine generico con il quale si indicano i segni e i sintomi clinici caratteristici delle malattie periodontali quali infiammazione, perdita di attacco, mobilità dentale e altri.
  • Periodontale, spazio
    Lo spazio tra la radice dentale e l’osso alveolare dove si trova il legamento periodontale.
  • Periodontale, traumatismo
    Trauma causato dal movimento mandibolare il quale provoca sul dente una pressione in grado di produrre cambiamenti patologici nel periodonto, nel dente o nei denti coinvolti. I cambiamenti possono essere temporanei o permanenti. Il trauma occlusale primario deriva da un’eccessiva forza occlusale che comprime il dente senza modificarne il normale supporto osseo. Il trauma occlusale secondario deriva sia da un’eccessiva forza occlusale che comprime un dente, con perdita ossea e inadeguato supporto do osseo alveolare, sia dall’alterata capacità del dente di resistere alle forze occlusali. Quando un dente ha perso il supporto osseo circostante, anche le pressioni da forze occlusali considerate normali possono causare lesioni da trauma occlusale; il trauma occlusale da usura provoca una perdita di sostanza su elementi antagonisti in occlusione o su superfici, dovuta a fenomeni di attrito o di abrasione.
  • Periodontite
    Infiammazione dei tessuti di suppoto del dente. Solitamente si tratta di alterazioni associate a distruzione progressiva di osso e di legamento periodontale. L’infiammazione si estende dalla gengiva all’osso e al legamento periodontale adiacente.
  • Periodontite a progressione rapida
    Termine in disuso per indicare la malattia periodontale che si manifesta con un’evoluzione patologica veloce. I pazienti che in precedenza rientravano in questa classificazione, ora vengono compresi nella catalogazione delle periodontiti croniche oppure di quelle aggressive.
  • Periodontite aggressiva generalizzata
    In passato definita come periodontite giovanile generalizzata. Oltre alle caratteristiche comuni sopra descritte, la periodontite aggressiva colpisce solitamente persone al di sotto dei trent’anni, fino ad età più che matura. In modo caratteristico, si riscontra la perdita di attacco interprossimale che interessa almeno tre denti, oltre ai primi molari e agli incisivi e la distruzione dell’attacco e dell’osso alveolare; procede con un andamento episodico. Inoltre, può essere associata a una risposta anticorpale scarsa verso gli agenti infettati (la funzionalità anticorpale può essere deficitaria rispetto agli agenti infettanti).
  • Periodontite aggressiva localizzata
    In passato definita come periodontite giovanile localizzata. Oltre alle caratteristiche comuni sopra descritte, è caratterizzata da un’insorgenza in età puberale, si localizza ai primi molari e agli incisivi, con una perdita di attacco interprossimale su almeno due denti permanenti (uno dei quali è un primo molare) e non coinvolge alcun altro dente. Solitamente è presente una forte risposta anticorpale agli agenti infettanti. Moderata placca e tartaro, poca infiammazione gengivale. Tendenza familiare.
  • Periodontite aggressiva o parodontite giovanile
    Tipo specifico di periodontite, associata a elementi patognomonici distintivi e a precisi parametri di laboratorio, che rendono tale patologia ben differenziata dalla forma cronica, tanto da giustificare una classificazione a parte. La periodontite aggressiva si manifesta in soggetti altrimenti sani (a eccezione della malattia periodontale) e sembra possibile l’insorgenza per familiarità. Tale patologia è caratterizzata da perdita di attacco associata a distruzione ossea, entrambe di natura particolarmente rapida. Inoltre, i pazienti affetti da periodontite in forma aggressiva, generalmente, ma non esclusivamente, presentano depositi microbici in quantità non correlate alla gravità della distruzione periodontale, anomalie della funzionalità fagocitaria e percentuali elevate di A. actinomycetemcomitans e,  in alcuni casi, di P. gingivalis.
  • Periodontite associata a malattie sistemiche
    Periodontite che insorge spesso in giovane età, associata a una malattia sistemica.
  • Periodontite cronica
    Malattia infettiva che si manifesta con infiammazione dei tessuti di supporto dei denti, perdita di attacco clinico e distruzione d’osso e ha andamento progressivo; è caratterizzata dalla formazione di una tasca periodontale e/o recessione gengivale. Si considera come la forma prevalente di periodontite. È più frequente nell’adulto, ma si può manifestare a qualsiasi età. Solitamente, tale patologia si associa alla presenza di placca e tartaro. La perdita di attacco avviene generalmente con una progressione lenta, ma può diventare rapida in alcuni periodi. Si associa a una popolazione batterica variabile.
  • Periodontite refrattaria
    Periodontite che non risponde con successo al trattamento, nonostante la corretta applicazione dei protocolli ben collaudati ed eseguiti su paziente altamente collaborante. Il termine refrattario può essere un aggettivo usato per specificare ulteriormente la classificazione di malattia periodontale (per esempio periodontite cronica refrattaria e periodontite aggressiva refrattaria).
  • Periodontite ricorrente
    Patologia periodontale che recidiva dopo un trattamento di successo. Il termine ”ricorrente” può essere un aggettivo per specificare ulteriormente la classificazione di malattia periodontale (per esempio periodontite cronica ricorrente e periodontite aggressiva ricorrente).
  • Periodontite ulcerativa necrotizzante (PUN)
    Infezione caratterizzata dalla necrosi dei tessuti gengivali, del legamento periodontale e dell’osso alveolare. Questo tipo di lesione si osserva più frequentemente, ma non esclusivamente, in persone affette da patologie sistemiche quali infezioni da HIV, malnutrizione e immunodepressione. Si riscontra separazione del versante linguale e vestibolare della papilla con formazione di crateri, interessamento del legamento periodontale e dell’osso, senza formazione di tasche profonde, formazione di sequestri sopratutto in pazienti immunodepressi, nonché compromissione linfodenale, febbre, malessere, difficoltà di alimentazione e scarsa igiene orale. Tendenzialmente cronicizza con riacutizzazioni.
  • Periodonto
    L’insieme dei tessuti che circondano e sostengono i denti: gengiva, mucosa alveolare, cemento, legamento periodontale, osso alveolare e di supporto.
  • Placca batterica
    Deposito di batteri (più di 300 speci) che aderiscono alle superfici dure di qualsiasi natura. Placca dentale come biopellicola: sottile pellicola organizzata, composta principalmente da colonie di microrganismi immersi in una matrice composta di polisaccaridi batterici, glicoproteine salivari, prodotti di scarto batterico come gli enzimi, residui alimentari, cellule desquamate, elementi inorganici come calcio e fosforo e altre sostanze (pellicola acquisita). La placca batterica aderisce al rivestimento organico posto sulla superficie dello smalto del dente e a qualsiasi struttura dura (protesi, impianti, eccetera) sia sopra sia all’interno della pellicola (Fase 1). La Placca sopragengivale (supragingival plaque) si accumula sulla corona clinica del dente. La colonizzazione dello smalto inizia da parte dei cocchi (anaerobi facoltativi, Gram-positivi) cellule epiteliali, leucociti polimorfonucleati. Dopo 24 ore la colonizzazione avviene con gli Streptococchi, in particolare con lo Streptococco Sanguis, che è il più importante dei microrganismi in questa fase ( Fase 2). In queste fasi l’aderenza dei batteri avviene in modo lasso e in uno stadio irreversibile. La pellicola è così popolata da un miscuglio di microrganismi ed è verosimile che gruppi diversi comincino ad attaccarsi alla superficie del dente, contribuendo alla complessità di tutto il sistema. La complessità della placca deriva dalla cooperazione che si crea tra  diversi microrganismi, i quali possono trarre beneficio gli uni dagli altri. Al microscopio possiamo vedere la configurazione di questa composizione a “pannocchia di granturco” (crescita di cocchi e microrganismi filamentosi). Il materiale presente tra i batteri è chiamato matrice intermicrobica e ammonta a circa il 25% dell’intero volume della placca. Le fonti che possono contribuire alla formazione dell matrice sono, oltre ai batteri dellaplacca, la saliva e l’essudato gengivale. Un successivo radicamento di batteri avviene con lo sviluppo della Placca sottogengivale, (subgengival plaque), deposito di batteri che aderisce nell’area del solco gengivale o della tasca periodontale (Fase 3). I tipi di batteri predominanti variano condiderevolmente rispetto a quelli che si riscontrano coronalmente al margine gengivale. Tra la placca sottogengivale e il dente s’interpone un materiale organico chiamato cuticola (formato da residui della lamina epiteliale di attacco che connette l’epitelio giunzionale al dente, materiale depositato dall’essudato gengivale), i batteri che si aggregano nelle adiacenza della cuticola comprendono cocchi Gram-positivi e Gram-negativi, bastoncelli e organismi filamentosi. Gli streptococchi producono enzimi extracellulari di glucano. I glucani, a loro volta, hanno la proprietà di cementare tra loro le cellule batteriche, formando un ecosistema della placca nel quale viene favorita la crescita di batteri strettamente anaerobi, quali i Bacteroides malaninogenicus, B. oralis, Veillonella alcalinescens(...)
  • Profilassi orale
    Procedura medica o di sanità pubblica il cui scopo è prevenire, piuttosto che curare o trattare, le malattie del cavo orale. Le misure di profilassi sono divise in profilassi primaria, per prevenire l’insorgere di una malattia e profilassi secondaria, laddove la malattia è già insorta e il paziente viene aiutato a non peggiorare il processo patologico.
  • Profondità di sondaggio
    In odontoiatria, operazione eseguita con sonde periodontali capaci di misurare la distanza dal margine del tessuto molle (gengiva o mucosa alveolare) alla punta della sonda, rilevata durante il sondaggio diagnostico periodontale. Le condizioni di salute dell’apparato di attacco possono influenzare tale misurazione.
  • Protesi dentale
    Apparecchio atto a sostituire una parte o tutta la dentizione mancante.
  • Protesi parziale fissa
    Protesi che sostituisce uno o più denti mancanti; viene stabilmente fissata ai denti naturali, alle radici dei denti; pilastri su impianti dentali che forniscono il supporto principale alle protesi.
  • Protesi parziale removibile
    Protesi dentale che sostituisce i denti o le strutture connesse in una mascella parzialmente edentula e che può essere rimossa e riposizionata a piacere.
  • Protesi provvisoria
    Restauro fisso o removibile da sostituire con un manufatto definitivo.
  • Protusione
    Indica denti o altre strutture mascellari o mandibolari che risultano posizionati anteriormente rispetto alla sede considerata normale o di frequente riscontro.
  • Pulpectomia
    Rimozione della polpa dentale.
  • Pulpite
    Infiammazione della polpa dentale in forma acuta o cronica. Se non curata può portare alla necrosi dei tessuti determinata dal mancato apporto del flusso sanguigno. Il sintomo principale della pulpite è il mal di denti intenso e pulsante che si intensifica quando l’elemento dentale viene in contatto con stimoli termici. Le principali cause dell’infiammazione della polpa sono la carie e il trauma dentale.
  • Pulpotomia
    Rimozione della polpa della corona di un dente.
  • Radice del dente
    Parte anatomica del dente inserita all’interno dell’osso alveolare. Nello strato più interno presenta una cavità contenente la polpa (canale pulpare). I canali pulpari sono delimitati da uno strato di dentina il quale, a sua volta, è ricoperto da cemento. La punta della radice, detta apice dentale, presenta un piccolo orifizio attraverso il quale penetra all’interno del dente il plesso vascolo-nervoso deputato all’innervazione e alla nutrizione dei tessuti dentali. Il plesso, tramite i vasi sanguigni, fornisce i nutrienti alle cellule della polpa, e provvede all’idratazione della dentina.
  • Radice, denudazione
    Esposizione di una porzione di radice come risultato di una recessione.
  • Radice, frammento
    Una porzione della radice, di solito una puntina radicolare, che residua nell’arcata a seguito di un’estrazione non completa oppure per riassorbimento incompleto di una radice di un dente deciduo.
  • Radice, fusione
    L’unine di radici confluenti in denti pluriradicolati. Nel caso le radici fuse appartengano a denti tra loro adiacenti, tale condizione prende il nome di concrescenza.
  • Radice, levigatura
    Trattamento volto a rimuovere cemento o dentina “molle” superficiale per rendere dura e liscia la superficie radicolare. Questo intervento, eseguito con strumenti manuali, non solo rimuove i depositi dalla superficie della radice, ma anche piccole quantità di sostanza del dente. Il trattamento consiste nel rimuovere scaglie di cemento radicolare e anche dentina a cui sono attaccati i depositi che, durante l’operazione di scaling, si arricciano sul lato anteriore della lama dello strumento. Questa tecnica è denominata “taglio ortogonale” e implica la rimozione di un po’ di sostanza del dente tramite la curette, la quale penetra in varia misura nella sostanza dura della radice. Lo scaling e la levigatura radicolare sottogengivale sono da considerarsi due interventi “diversi” con due obiettivi diversi, anche se nella pratica clinica è difficile operare una suddivisione netta tra le due attività.
  • Radice, preparazione
    Applicazione di sostanze chimiche o intervento con opportuni strumenti sulle radici al fine di eliminare irritanti, prevenire accumulo batterico e favorire la guarigione della ferita.
  • Radice, terapia canalare (terapia endodontica)
    Trattamento di un dente, che solitamente prevede la rimozione completa della polpa e la disinfezione della camera pulpare e del canale radicolare, a cui segue l’otturazione di questu spazi con dei materiali che ne sigillano l’interno. Di solito tale trattamento si esegue in un dente che presenti una polpa danneggiata in modo irreversibile.
  • Radicolare, canale
    Spazio all’interno della radice di un dente che contiene tessuto connettivo, nervi, vasi sanguigni e che mette in comunicazione la camera pulpare con l’apice della radice.
  • Radiografia extraorale
    Radiografia del cavo orale ottenuta con la lastra al di fuori del cavo orale.
  • Radiografia intraorale
    Radiografia del cavo orale ottenuta con la lastra posta nel cavo orale.
  • Recessione
    In odontoiatria, fenomeno per il quale i tessuti periodontali marginali si localizzano apicalmente alla giunzione smalto-cemento.
  • Recessione gengivale
    La recessione gengivale è un processo graduale che porta la gengiva a spostarsi dalla sua posizione verso la radice del dente. Il primo segno normalmente avvertito dai pazienti è un’aumentata sensibilità agli stimoli termici. I rimedi per la recessione gengivale sono sostanzialmente due: l’intervento chirurgico e l’otturazione in materiale composito, chiamata anche otturazione di quinta classe.
  • Registrazione (morso di)
    Registrazione, misura della relazione tra le arcate utilizzate nel montaggio dei modelli in articolatore.
  • Removibile, apparecchio ortodontico
    Apparecchio che determina lo spostamento dell’arcata dentale.
  • Ricostruzione diretta
    In odontoiatria, preparazione e ricostruzione della cavità radicolare con amalgama, resine composite e cemento in ionometro di vetro.
  • Ricostruzione indiretta
    In odontoiatria, ricostruzione di una cavità formata su di un modello del dente preparato che comprende intarsi in porcellana, in oro e corone in porcellana.
  • Rilevatore di placca
    Colorante (in compresse o in soluzioni) usato per rilevare la placca batterica pigmentandola. Usato principalmente come ausilio nelle istruzioni di igiene orale.
  • Saliva
    Liquido che viene secreto dalle ghiandole salivari situate nella cavità orale. Le tre coppie di ghiandole salivari sono le parotidi a secrezione seriosa, le sottolinguali e le sottomandibolari a secrezione seriosa e mucosa. La saliva umana è un fluido composto principalmente da acqua, ma in essa sono presenti elettroliti, muco ed enzimi.
  • Scaler o raschietto
    Strumento con due bordi taglienti che si incontrano in un punto; serve per la rimozione del tartaro sopragengivale. Il raschietto a falce curva è composto da due margini taglienti su lama curva, la faccia è piatta in sezione trasversale e curva nel senso della lunghezza e converge con le due superfici laterali per formare la punta del raschietto che è acuminata. In sezione trasversale, alcune lame sono triangolari, mentre altre sono trapezoidali. Il raschietto a falce dritta è composto da due margini taglienti su una lama dritta. La faccia (tra i bordi taglienti) è piatta e converge con due superfici laterali per formare la punta del raschietto, che è una punta affilata. La sezione trasversale della lama è triangolare e gli angoli interni tra 70° e gli 80° si formano dove le superfici laterali incontrano la parte frontale, in corrispondenza dei bordi taglienti. I raschietti curvi o piatti sono disponibili con gambo dritto o angolato. Il gambo dritto è uno strumento singolo nel quale i rapporti tra lama, gambo e manico sono posti su un piano orizzontale ed è utilizzabile principalmente sui denti anteriori. Il gambo angolato è uno strumento doppio e speculare che permette l’accesso alle superfici prossimali dei denti posteriori; uno si adatta al lato vestibolare e l’altro al lato linguale e palatale. L’uso dei raschietti è idoneo alla rimozione del tartaro sopragengivale. Il raschietto a zappa ha un bordo tagliente singolo o dritto. Lama girata con angolo tra 99° e 100° rispetto al gambo e il bordo è tagliente con spigolo ad angolo di 45° alla fine della lama. Il gambo variamente angolato per adattare il bordo alle superfici accessibili. del dente. Il raschietto a scalpello ha un bordo singolo è tagliente e dritto, la lama continua con un gambo lievemente curvo e la fine della lama è piatta e smussata a 45°. L’uso di raschietti a scalpello è idoneo per la rimozione del tartaro sopragengivale dalle superfici prossimali esposte dei denti anteriori dove manca la gengiva interdentale. Esso si adatta bene per la rimozione veloce di grossi depositi di tartaro dalle aree prossimali dei denti anteriori mandibolari ed è utile per le superfici prossimali dei premolari, quando l’elasticità delle guance e delle labbra permette la loro retrazione per un corretto uso dello strumento. Il raschietto a lima ha bordi taglienti multipli allineati come una serie di zappe in miniatura su una base rettangolare, ovale o rotonda. Le sue lame multiple sono ad angolo di 90° e 105° rispetto al gambo, sono variamente angolati e possono essere singoli o doppi. Essi presentano ridotta sensibilità tattile per le dimensioni e per l’ampiezza. Le lime sono larghe, piatte e massicce. I raschietti a lima sono considerati strumenti ausiliari e non di base.
  • Scaling
    Procedura, mediante opportuni strumenti, che mira a rimuovere placca e tartaro dalla superficie dei denti. In relazione alla specifica localizzazione dei depositi può avvenire sopragengivale e/o sottongengivale. La corretta esecuzione prevede quattro movimenti (dopo aver fatto la scelta della giusta estremità di lavoro): la presa a penna modificata dello strumento, un punto stabile di appoggio (è necessario adattare il terzo inferiore della lama, alla superficie del dente), l’esplorazione fino alla giunzione epiteliale con angolo inferiore a 45° (con l’adattamento dello strumento lungo l’asse del dente) e l’asportazione con leggera pressione laterale e con l’angolo di lavoro superiore ai 90°. Il colpo lavorante deve avvenire dal fondo della giunzione verso la corona. Il colpo lavorante deve essere seguito da colpi ravvicinati di rifinitura che mirano a rendere la superficie liscia; i colpi di rifinitura devono essere eseguiti con orientamento variabile per interessare tutte le zone delle superfici radicolari.
  • Smalto
    Tessuto duro, calcificato, che riveste la dentina coronale. Strato più esterno del dente, composto da minerali (96%) e sostanze organiche (4%) ha la funzione di proteggere il dente dai batteri, dall’usura e dagli stimoli termici. Le problematiche odontoiatriche legate allo smalto sono l’erosione, a causa di sostanze e cibi acidi, e l’abrasione, per lo scorretto spazzolamento.
  • Solco gengivale libero
    Solco lineare poco profondo che serve da demarcazione tra gengiva libera e gengiva aderente; circa un terzo dei denti mostrano, quando la gengiva è sana, un solco gengivale libero visibile. In assenza di infiammazione e di formazione di tasche gengivali il solco gengivale si estende quasi parallelamente al margine gengivale ad una distanza di circa 0,5-1,5 mm approssimativamente, a livello della parte più bassa del solco gengivale.
  • Spazzolamento, tecnica
    Le tecniche di spazzolamento dei denti sono molteplici e variano a secondo il tipo di patologia, le inclinazioni e le abitudini del paziente e l’osservazione dello stato di igiene orale del paziente stesso. La tecnica di Bass modificata (spazzolamento sulculare modificato) si è rilevata utile sia in pazienti con patologie gengivali, sia in pazienti sani. Esistono altre tecniche quali: la tecnica di Stillman e Stillman modificata, la tecnica a Rullo, la tecnica di Charters, la tecnica di Fones, la tecnica colorometrica e la tecnica di Leonard.
  • Spazzolino da denti
    Strumento che consente di tenere sotto controllo la placca e i residui alimentari, in particolare dei denti e del solco gengivale. Lo spazzolino è in genere composto di setole artificiali ed è l’ausilio principe nell’igiene orale. Lo spazzolino può essere manuale o elettrico.
  • Stomatite
    Infiammazione dei tessuti molli della cavità orale, comprese la gengivite e la glossite.
  • Stomatite aftosa
    Tipo di stomatite che si caratterizza per la presenza di afte nella bocca, e a volte, nella faringe. Piccole ulcerazioni dolorose, a decorso benigno con risoluzione spontanea recidivanti.
  • Stomatite angolare
    Tipo di stomatite caratterizzata da disepitelizzazione e fessure irregolari a carico della commessura labiale. Si riscontra in carenze vitaminiche e infezioni (da funghi o da candida). Viene definita cheilite angolare.
  • Tartaro
    Deposito di sali insolubili quali carbonati, ossalati e fosfati di calcio e sostanze organiche sulle corone cliniche dei denti naturali e sulle protesi. La sua formazione è facilitata da una scarsa igiene orale e può depositarsi sia sui denti decidui sia su quelli permanenti. È possibile prevenire la formazione del tartaro tramite una corretta igiene orale domiciliare e periodiche sedute di pulizia dentale professionale.
  • Tasca gengivale
    Formazione cava che rappresenta un’estensione in profondità del solco gengivale, formata dall’ingrossamento della gengiva senza la migrazione apicale dell’epitelio giunzionale. L’area del solco gengivale e della tasca è l’area dove si raccolgono la placca e il tartaro e dove avviene il trattamento strumentale per la terapia periodontale. La presenza o l’assenza di infezione distingue un tasca da un solco gengivale.
  • Tasca periodontale
    Spazio creato da malattia o degenerazione che causa la migrazione apicale dell’epitelio giunzionale lungo il cemento. Ciò determina la formazione di uno spazio in cui tartaro e placca batterica trovano maggiore riparo dalle procedure di igiene orale domiciliare, perpetuando la loro azione di riassorbimento osseo fino alla mobilizzazione dell’elemento dentario ed, evento ultimo, alla sua perdita.
  • Temporo-mandibolare, articolazione
    Meccanismo di connessione, snodo, giuntura tra la mandibola e l’osso temporale.
  • Terapia periodontale
    Trattamento della patologia periodontale al fine do arrestarne o invertirne la progressione.
  • Terapia periodontale causale
    Detta anche terapia iniziale, al fine di controllare le infezioni orali e arrestare la progressione delle lesioni periodontali.
  • Terapia periodontale chirurgica
    Qualsiasi atto chirurgico utilizzato per trattare la periodontite oppure per modificare la morfologia del periodonto.
  • Terapia periodontale di supporto
    Previene le recidive della malattia periodontale, attraverso il controllo della placca sopra e sottogengivale, con debridment periodontale e controllo dell’igiene domiciliare.
  • Terapia periodontale non chirurgica
    Rimozione e controllo della placca batterica. Il trattamento completo della terapia periodontale non chirurgica si può suddividere in tre fasi diverse: la terapia eziologica, la quale viene effettuata attraverso l’impiego, nelle aree sopra e sottogengivali, di strumentazione meccanica a ultrasuoni o di strumentazione manuale, la terapia antimicrobica sistemica e locale e la terapia di supporto, eseguita per prevenire la recidiva della malattia con il programma di controllo di placca attraverso lo scaling, levigatura radicolare, applicazione di fluoro e controllo intra/extra orale e motivazione all’igiene domiciliare.
  • Tessuto molle
    Viene definito tessuto molle tutto quello che non ha la stessa densità delle ossa. In odontoiatria si riferisce solitamente alla mucosa orale (la membrana che riveste le pareti interne della bocca), compresa la gengiva.
  • Test di vitalità della polpa
    Test elettrico, termico, utilizzato per determinare le condizioni di vitalità della polpa.
  • Titanio
    Metallo biocompatibile, non tossico, bioinerte; in condizioni normali si presenta come un metallo grigio argenteo. In odontoiatria, viene comunemente utilizzato nella realizzazione degli impianti dentali. Materiale apprezzato per le sue caratteristiche di leggerezza, durezza e resistenza alla masticazione.
  • Trattamento odontoiatrico
    Qualsiasi intervento o procedura finalizzata alla cura o al mantenimento della salute orale.
  • Trauma
    Lesioni dei denti e/o dei tessuti molli adiacenti, in conseguenza di una metodica di spazzolamento aggressiva, un colpo, una caduta o un incidente.
  • Trauma occlusale
    Conseguenza di una forza che deriva dal movimento mandibolare e provoca sul dente una pressione in grado di produrre cambiamenti patologici nel periodonto, nel dente o nei denti coinvolti. I cambiamenti possono essere temporanei o permanenti; il trauma occlusale primario deriva da un’eccessiva forza occlusale che comprime il dente con normale supporto osseo, quello occlusale secondario da un’eccessiva forza occlusale che comprime un dente, con perdita ossea e inadeguato supporto di osso alveolare e quando è alterata la capacità del dente di resistere alle forze occlusali. Quando un dente ha perso il supporto osseo circostante, anche le pressioni da forze occlusali considerate normali possono causare lesioni da trauma occlusale. Il trauma occlusale si definisce da usura quando causa perdita di sostanza su elementi antagonisti in oclusione o su superfici, dovuta a fenomeni di attrito o abrasione.
  • Ultrasuoni, apparecchio
    Strumento di ablazione del tartaro. L’apparecchio elettrico per rimuovere il tartaro trasforma l’energia elettrica ad alta frequenza in energia meccanica, sotto forma di vibrazioni rapide. Sono disponibili tre tipi di apparecchi elettrici per la rimozione del tartaro: ablatori ultrasonici magnetostrittivi, ablatori ultrasonici piezoelettrici e ablatori sonici.
Glossario Odontoiatrico ultima modifica: 2016-06-15T15:53:26+00:00 da Fabio Cozzolino