- Il rigetto degli impianti dentali in senso stretto non esiste: il titanio è biologicamente inerte e l’organismo lo riconosce come proprio, favorendo l’osteointegrazione.
- La parola giusta non è “rigetto” ma “insuccesso”: l’impianto può fallire per errori tecnici dell’operatore o per comportamenti scorretti del paziente dopo l’intervento.
- Le cause di perdita nelle prime settimane sono quasi sempre intra-operatorie: surriscaldamento dell’osso, contaminazione della superficie implantare, errata valutazione del carico.
- La perimplantite è la causa principale di perdita nel lungo periodo: un’infezione batterica che erode l’osso attorno all’impianto, analoga alla parodontite.
- Nei pazienti non fumatori con buona igiene orale e controlli periodici, il tasso di insuccesso a 5 anni si attesta tra il 2% e il 3%.
Molto spesso si sente parlare di rigetto degli impianti dentali. Chiariamo subito che il rigetto degli impianti non esiste. Questo è intuibile se si analizza la definizione di rigetto, termine col quale s’intende una reazione da parte del sistema immunitario umano.
Questo rigetto avviene nei confronti di un qualcosa riconosciuto come estraneo (non self): può essere un organo, un tessuto come nel caso di un trapianto o un elemento inorganico come ad esempio, nel nostro caso, una vite che serve a sostenere la corona.
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Perché il rigetto (in senso stretto) non esiste?
Alcuni individui presentano delle sensibilità e/o allergie ad alcuni metalli non nobili, come quelli usati per la realizzazione di alcuni gioielli. Ma gli impianti dentali sono in titanio, un metallo biologicamente inerte, cioè un materiale di cui l’organismo tollera la presenza per l’elevato grado di purezza e decontaminazione della superficie.
L’organismo non riconosce questo metallo come estraneo, anzi, vede questa struttura come propria (Self) e quindi ci si attacca intimamente. È ciò che fanno le cellule ossee rispetto alla superficie dell’impianto dentale (osteointegrazione). Questo metallo è utilizzato in altre branche chirurgiche della medicina come l’ortopedia, la neurochirurgia.
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Rigetto impianto dentale: dopo quanto tempo
La perdita di un impianto può avvenire nel breve periodo, nelle settimane successive all’intervento, fino ai primi mesi dopo l’esecuzione della protesi, o negli anni successivi.
Anche se l’intervento è riuscito alla perfezione, la durata di un impianto dentale non può essere per sempre. È stato stimato che l’impianto ha una vita media che va dai 10 ai 15 anni in più del 95% dei casi, tempo dopo il quale dovrebbe essere sostituito.
Le cause del rigetto degli impianti dentali
Non è mai stata descritta nessuna reazione avversa né di natura allergica né di rigetto di protesi in titanio. Il rigetto di un impianto in titanio – reazione del corpo ad un qualcosa di estraneo – non esiste. Ma questo non significa che un impianto non possa fallire:
Titanium is a bioinert material, inducing little or no deleterious effect on the surrounding tissue. However, despite the description of several inherent advantages of the material, without adequate surface treatment, it ends up having a low integration with the bone and gingival tissue, which may lead to dental implant failures.
Le cause di perdita di un impianto nel breve periodo, nei mesi cioè successivi al suo inserimento, sono molteplici e per lo più causate da errori tecnici intra-operatori:
- Surriscaldamento dell’osso
- Contaminazione della superficie dell’impianto con la saliva
- Errata valutazione del tipo di osso
- Errata valutazione del tipo di carico
- Mancato rispetto delle condizioni di sterilità del campo operatorio
Le cause di un’infezione batterica attorno all’impianto possono essere numerose e dipendono da alcuni fattori. Ecco una serie di punti da avere ben presenti:
- Preparazione inadeguata all’intervento, approccio chirurgico non sterile, errata preparazione del cavo orale del paziente all’intervento
- Errata profilassi antisettica e antibiotica pre e post chirurgica, scorretta condotta post-operatoria da parte del paziente (evitare il fumo)
- Inadeguato mantenimento di una corretta igiene domiciliare e del mantenimento igienico professionale nel tempo
Anche i micromovimenti dell’impianto dopo l’inserimento possono causare la perdita. Questo capita nel carico immediato (più rischioso del carico differito) o quando, per fare un esempio, una protesi mobile urta sulla vite di guarigione dell’impianto.
Questo può determinare la perdita della stabilità iniziale causando la produzione di tessuto connettivo intorno all’impianto (fibrointegrazione) fino a destabilizzare del tutto la connessione iniziale con l’osso, essenziale per la guarigione e l’osteointegrazione.
Il rigetto degli impianti dentali non esiste. Esiste il fallimento dell'operazione che è molto dipendente dalle competenze dell'operatore. Ma anche dal paziente che deve rispettare le regole della buona igiene orale.
La differenza tra rigetto e insuccesso
Nei casi più complessi, infatti, se non si ricorre a manovre rigenerative adeguate, e s’inseriscono impianti in zone con carente quantità di osso, c’è il grosso rischio che non sia rispettato il principio fondamentale della stabilità primaria dell’impianto.
Non bisogna quindi confondere il rigetto con l’insuccesso. L’insuccesso si ha, quando un impianto non si osteointegra e quindi deve essere rimosso. In pazienti con una corretta igiene orale, non fumatori, che fanno visite periodiche dal dentista la percentuale di insuccesso a 5 anni degli impianti dentari è solo del 2 % – 3%.
La più frequente causa di perdita di un impianto nel lungo periodo è sicuramente attribuibile ad un infezione batterica che colpisce i tessuti che supportano l’impianto. Si parla in questo caso di perimplantite, sempre più diffusa negli ultimi anni.
La perimplantite, agendo in modo similare alla parodontite, provoca riassorbimento osseo attorno agli impianti causandone inevitabilmente la perdita. La perimplantite è un processo cronico molto lento e in molti casi attraverso interventi chirurgici di rigenerazione ossea questi impianti si possono salvare.
Questo rigetto si può prevenire?
Con le pratiche di igiene orale domiciliare che, proprio dopo un intervento di Implantologia dentale, dovranno essere scrupolose. Utile anche seguire regolarmente le sedute di igiene orale professionale (detartrasi) ed i controlli programmati.
Limitando il fumare è la base di partenza. Il tabagismo è una concausa delle infezioni del cavo orale ed è in grado di accelerare tutti i fenomeni infettivi ed infiammatori.
Al termine di un intervento di implantologia il paziente oltre alla documentazione e al passaporto implantare, riceverà una breve guida che riporta i comportamenti corretti da mantenere sia nelle ore immediatamente successive all’inserimento degli impianti dentali sia su come comportarsi dopo settimane e mesi.
Anche la frattura dell’impianto rientra tra le cause di perdita. Tuttavia oggi esistono case implantari come la Straumann che ha creato leghe di titanio-zirconia come la lega Roxolid, molto più resistenti e che permettono tra l’altro l’utilizzo di impianti più sottili in caso di mancanza di osso evitando interventi più complessi di rigenerazione ossea.
Da leggere: perimplantite, l’infezione all’impianto dentale
Conclusioni: il rigetto degli impianti esiste?
Da quanto esposto si può intuitivamente comprendere che il rigetto sia un evento inesistente in implantologia, mentre l’infezione peri-implantare è un evento che riconosce spesso dei responsabili, siano essi il chirurgo o il paziente.
Per questi motivi attribuire al rigetto la causa della perdita di un impianto dentale è una affermazione falsa, spesso utilizzata come scusa per giustificare i propri insuccessi!
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Quanto può durare un impianto dentale?
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