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15 luglio 2015

Devitalizzare un dente vuol dire salvarlo da una possibile estrazione. Grazie alle cure canalari, infatti è possibile riparare denti gravemente danneggiati da un trauma o da una carie profonda che è giunta fino alla polpa. Solitamente si crede che un dente non possa fare male in seguito alla devitalizzazione, ma a certe condizioni anche un dente devitalizzato può far male, dipende dal fatto che un dente devitalizzato registra le pressioni eccessive allo stesso modo di un dente vitale, perché la devitalizzazione agisce sulla polpa dentale, non sui recettori di pressione che continuano a funzionare normalmente. Se quindi il dente devitalizzato subisce un trauma come quando si morde accidentalmente qualcosa di troppo duro, o quando si trova in prossimità di un nervo infiammato, può certamente far male. Non dipende come a volte si pensa, dal fatto che il dentista non abbia rimosso tutto il nervo necrotico.

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Quando si devitalizza un dente

Un dente deve essere sottoposto a terapia canalare quando la polpa, tessuto molle ricco di nervi e vasi sanguigni, si infiamma o si infetta causando forti dolori prolungati e un’elevata sensibilità dentale che rende difficile mangiare e bere anche cibi e bevande a temperatura ambiente.

 

Le cause dell’infezione e dell’infiammazione del dente possono essere diverse, le più comuni sono la carie non curata che raggiunge la polpa o traumi che portano alla rottura e alla scheggiatura del dente. In entrambi i casi è importante verificare la robustezza del tessuto parodontale per valutare se sia possibile procedere con la devitalizzazione oppure è necessaria l’estrazione del dente.

Come si devitalizza un dente

La maggior parte dei pazienti ha paura di sottoporsi a un intervento di devitalizzazione per il semplice motivo che non sa nello specifico di cosa si tratti. Conoscere la procedura con la quale il dente viene devitalizzato può essere molto utile per controllare l’ansia durante l’intervento e viverlo nel modo più sereno possibile.

Iniziamo con il dire che devitalizzare un dente non richiede molte sedute, anzi, gli studi attuali hanno dimostrato che bisogna sempre cercare di devitalizzare un dente in una sola seduta e solo in rari casi le devitalizzazioni si risolvono dopo appena un paio di visite ambulatoriali.

L’utilizzo del microscopio in endodonzia è assolutamente indispensabile nei casi complessi.

Dopo aver verificato con esami radiografici la necessità di devitalizzare un dente, si procede seguendo diverse fasi.

Dopo la preparazione con l’anestesia locale e il posizionamento della diga di gomma sul dente da trattare per isolare il campo operatorio si procede con l’intervento vero e proprio. La diga è un elemento in lattice che isola il dente mantenendolo libero dalla saliva e protegge i denti circostanti da eventuali scorie e frammenti. Senza diga di gomma oggi non è possibile devitalizzare correttamente un dente garantendo dei risultati stabili nel tempo.

  • Prima fase: si crea un foro nella corona del dente per accedere alla camera pulpare.
  • Seconda fase: si procede alla rimozione della polpa infiammata o infetta e si pulisce in profondità l’interno del canale radicolare per eliminare il tessuto ormai compromesso ed eventuali residui batterici.
  • Terza fase: si effettua l’otturazione del dente, cioè il canale radicolare viene riempito con materiale biocompatibile per sigillare totalmente i canali e impedire così l’ingresso di batteri e residui.

L’otturazione provvisoria non può rimanere all’interno del cavo orale per più di una settimana altrimenti si rischia un infiltrazione batterica. 

Se si è avuto un approccio conservativo utilizzando sistemi ingrandenti come il microscopio ed il dente non è molto compromesso non è indispensabile eseguire una corona sul dente ma si può semplicemente ricostruire in composito mediante una classica otturazione.

Se invece mancano delle pareti di contenimento del dente o se si è avuto un approccio non conservativo sarà necessario ritornare dal dentista che dovrà mettere una corona sul dente devitalizzato per proteggerlo e per fargli riprendere la sua normale funzione masticatoria.

Per quanto semplice la devitalizzazione è un intervento delicato che deve essere eseguito da endodonzisti, ossia odontoiatri specializzati nella diagnosi e nella cura di malattie a carico della polpa dentale.

Cosa succede dopo aver devitalizzato il dente

Per giorni successivi all’intervento può capitare che il dente sia sensibile e dolorante, ma questa sensazione passa in poco tempo e comunque può essere tenuta sotto controllo con l’assunzione di farmaci.

Quello che è importante è evitare di masticare e mordere con il dente devitalizzato, almeno fino a quando non si sarà proceduto all’otturazione o all’incapsulamento. Il dente non ricostruito infatti è molto più fragile e quindi soggetto a traumi e fratture.

In genere dopo l’intervento di devitalizzazione è bene seguire una buona igiene orale e sottoporsi a visite di controllo e sedute di igiene orali periodiche.

Ci sono casi in cui non è possibile devitalizzare un dente?

Come abbiamo detto la devitalizzazione di un dente si fa per evitarne l’estrazione, esistono però alcuni casi in cui non è possibile procedere con questo intervento ed è quindi obbligatorio togliere il dente.

Questi casi grazie all’utilizzo di nuovi materiali come l’MTA per chiudere eventuali perforazioni e l’utilizzo del Microscopio per rimuovere strumenti fratturati o superare canali calcificati, sono sempre più rari.

Anche nei casi limite in cui non si riesce a devitalizzare correttamente un dente si può sempre ricorrere alla chiusura del dente mediante un endodonzia chirurgica (Apicectomia).

Un dente non può essere salvato dall’estrazione quando  ha una grave frattura, non ha un supporto osseo adeguato o non può essere ricostruito.

Devitalizzare un dente in gravidanza

Spesso si pensa che in gravidanza sia sconsigliabile sottoporsi a ogni tipo di intervento chirurgico, in realtà non è così.

Se una donna è incinta e necessita di devitalizzare un dente, non c’è alcuna contro indicazione per cui non debba effettuare questo trattamento. La principale preoccupazione è dovuta alle emissioni degli esami radiografici e all’anestesia.

Oggi mediante l’utilizzo di rivelatori elettronici è possibile evitare e ridurre al massimo le radiografie e soprattutto tra il terzo ed il sesto mese è possibile eseguire in alcuni casi anestesie locali controllate senza rischi per la paziente.

E’ opportuno proteggere in ogni caso sempre la parte addominale delle pazienti con un grembiulino piombato ogni volta che si esegue una radiografia endorale proprio per proteggere tutte le pazienti in caso di possibili e non ancora accertate gravidanze.

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Devitalizzazione Dente, Cos’è e Quando Serve ultima modifica: 2015-07-15T12:58:44+00:00 da

Autore:

Odontoiatra endodontista perfezionato in chirurgia orale, iscritto all’ordine il 16/01/1997, con N° TO 0200, socio attivo dell’ AIE (Accademia Italiana Di Endodonzia) e socio ordinario di SIdP e AIOP.

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